Simonetti: cancellare le Camere di Commercio è un danno per i territori

Inserita giovedì, 31 luglio 2014 | da: roberto simonetti
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Il decreto Pubblica Amministrazione  votato oggi alla Camera pone un problema serio di prospettiva per i territori:

la cancellazione totale dei diritti di iscrizione alle Camere di Commercio porterà di fatto alla eliminazione di un presidio territoriale di sviluppo economico per le piccole e medie imprese! Ecco perchè ho provveduto a presentare emendamenti soppressivi e modificativi

(non votati a causa dell’apposizione della Questione di Fiducia sul provvedimento) ed un ordine del giorno, recepito positivamente dal Governo come raccomandazione, con il quale impegno il Governo stesso a non procedere nello smantellamento delle Camere di Commercio attraverso l’eliminazione totale dei diritti di iscrizione.

On. Roberto Simonetti

emendamento soppresivo

emendamento modificativo

ordine del giorno

Il mio intervento in aula-

ROBERTO SIMONETTI. Signor Presidente, illustro un ordine del giorno relativo ad un argomento che avrei voluto discutere in sede di esame delle proposte emendative, purtroppo la fiducia di ieri me ne ha tolto la possibilità. Mi riferisco all’articolo 28, come riformulato dal Governo in Commissione, che vuole ridurre di fatto i diritti annuali delle Camere di commercio. Può esserne accettata la riduzione graduale, fino al 50 per cento del 2007, con ovviamente una riorganizzazione delle stesse, con un’unione territoriale di quelle limitrofe più piccole. È chiaro che, a mio avviso, diventa pericolosa l’eliminazione del diritto annuale. Pericolosa perché dietro a questo messaggio, che io considero diabolicamente geniale, si porta ad una nuova centralizzazione e a una depauperizzazione del territorio. Questo perché ? Perché gli enti camerali vivono di contributi privati che vengono spesi a livello territoriale sia per servizi sia per sviluppo delle piccole imprese. Infatti, le imprese iscritte sono rappresentate al 90 per cento dalle piccole imprese, le quali non hanno la forza per uno sviluppo dei propri prodotti se non attraverso gli enti camerali.
Voi cosa volete fare ? Con l’applauso delle piccole imprese, delle imprese che si vedranno quindi ridurre il contributo annuale del 50 per cento, quindi passeranno dalla media dei 120 euro ai 60 euro, toglierete loro però la possibilità di accedere ai 70 milioni che per tre anni le camere di commercio sarebbero obbligate a dare di fondi propri al fondo di garanzia centrale. Vedrete che svaniranno gli 85 milioni che il sistema camerale mette nei confidi, che con il moltiplicatore 5 dà la possibilità alle imprese di accedere ad almeno 400 milioni di fidi.
Questo rientra nella linea che da sempre il Governo Renzi sta portando avanti, quella della distruzione sistematica dei presidi territoriali: avete iniziato con le province, avete continuato la via di Monti dei tagli indiscriminati agli enti locali, quindi i comuni non hanno più la possibilità di fare i loro servizi essenziali. Volete togliere le competenze alle regioni attraverso la modifica del Titolo V, che adesso è in discussione al Senato. Volete togliere i presidi di sicurezza: l’altra settimana avete cancellato almeno 300 presidi di sicurezza sui territori, verranno eliminate molte questure legate alla riorganizzazione del sistema delle province. Adesso andate a colpire il sistema economico: volete cancellare le camere di commercio per centralizzare lo sviluppo dei territori al Mise attraverso l’ICE; e questa è una politica delle autonomie al contrario: da quando è in vita il Governo Renzi, tutte le politiche di difesa dei territori vengono scientificamente smantellate a favore di un neocentralismo romano, neocentralismo che vuol fare da contraltare ad un altro centralismo che è quello europeo.
Roma si trova di fronte al fatto compiuto di non poter più decidere dei propri bilanci, delle proprie politiche economiche, delle proprie politiche fiscali e finanziarie, perché le decide tutte Bruxelles. Allora al posto di lasciare liberi i territori, di lasciare libere le regioni, di potersi autogovernare, di poter arrivare ad una vera realizzazione di quelle euroregioni di territori confinanti con caratteristiche economiche e produttive omogenee, voi volete distruggere il territorio per riprendervi quell’altare che oramai la storia via sta togliendo; ma lo state facendo distruggendo tutto ciò che è stato costruito di positivo. Fra questo anche le camere di commercio; che ovviamente devono essere riorganizzate, devono tagliare le spese inutili, non devono essere centri clientelari, ma devono essere quei centri di sviluppo territoriali propri delle piccole realtà imprenditoriali che sono il tessuto economico soprattutto della Padania, e che verrebbero quindi messe in una situazione di impossibilità di svilupparsi senza dover essere succubi del cappello centrale del Ministero.
Tra l’altro tutti questi servizi svolti  e i dipendenti voi vorreste che vengano tenuti in capo alle camere di commercio; però il lavoro, quindi i servizi che questi producono, dovrebbero essere trasferiti al Mise che non ha il personale per farlo, quindi si immagina che voi farete una esternalizzazione di tutte queste competenze con un bando. Vediamo che Confindustria digitale, ramo organizzativo di Confindustria, appare già allettato da questo nuovo bando per la gestione dei registri delle imprese: non vorrei che qualche ministro vicino a Confindustria che è presente nel Governo Renzi sia sul pezzo.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.
ROBERTO SIMONETTI. E poi c’è tutta la partita della tenuta dei registri. Il dato importante: le camere di commercio fungono anche da tutela legale nei confronti delle imprese serie. Con la globalizzazione dei mercati ci sono centinaia di imprese «mordi e fuggi» che nell’arco dell’anno aprono e chiudono, alla faccia della regolarità, alla faccia di tutti coloro che pagano regolarmente le tasse. Se salta il sistema di controllo dei registri, al quale le forze dell’ordine, la Guardia di finanza attinge notizie importanti per le loro verifiche di legalità, ecco che salta il sistema delle imprese corrette; e avremmo quindi un mercato talmente libero che verrà distrutto dalla globalizzazione, così come si sta già facendo attraverso la contraffazione dei prodotti e la mancata difesa del made in Italy (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

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