Simonetti: Mozione contro i finanziamenti a pioggia per la Sicilia... del 19.09.2012 • Roberto Simonetti

Simonetti: Mozione contro i finanziamenti a pioggia per la Sicilia… del 19.09.2012

Inserita giovedì, 20 Settembre 2012 | da: roberto simonetti
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PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle mozioni.
È iscritto a parlare l’onorevole Simonetti, che illustrerà anche la mozione Dozzo ed altri n. 1-01117, di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.

ROBERTO SIMONETTI. Signor Presidente, ringrazio l’onorevole Tassone per essere giunto in tempo per ascoltare l’intervento del sottoscritto.
La mozione in oggetto, che abbiamo presentato e che vado ad illustrare, non deve essere letta squisitamente in un contesto regionale, tanto meno nazionale, ma in un contesto più ampio, europeo.
Se ci troviamo in una situazione in cui gli Stati nazionali vivono una difficoltà propria, intrinseca, quali istituzioni capaci di programmazione economica, tale situazione si è determinata a seguito della creazione del mercato unico, della moneta unica e di questa Europa che, per sussistere ed esistere, ha la necessità di creare delle realtà economiche omogenee, in modo tale che tutti gli Stati nazionali si comportino alla stessa maniera.
Perché faccio questa premessa? Perché è essenziale per verificare come ogni singola realtà all’interno degli Stati nazionali si comporta, da un punto di vista economico, in modo tale che gli impegni che il Paese e tutti i territori assumono nei confronti dell’Europa vadano nella stessa direzione, affinché non vi siano delle discrasie fra chi si comporta, come si suol dire, da «formica» e chi, invece, continua a fare «la cicala e a suonare il mandolino».
Cosa significa questo? Significa che – mentre noi abbiamo votato contro – voi avete votato a favore dei provvedimenti sul fiscal compact e sull’introduzione del Meccanismo economico di stabilità (MES). Noi abbiamo combattuto tutte le manovre economiche adottate da questo Governo, dal «salva Italia» al decreto-legge sulla spending review, poiché si tratta di manovre che comportano tagli agli enti locali e fanno sì che il pareggio di bilancio sia raggiunto squisitamente con l’imposizione di nuove tasse e con il taglio dei trasferimenti agli enti locali, facendo partecipare, quindi, i territori al raggiungimento del pareggio di bilancio, nell’ottica di un utilizzo della spesa della pubblica amministrazione molto oculato, preciso e minore rispetto al passato.
Il raggiungimento del pareggio di bilancio è un principio che abbiamo inserito anche nella Costituzione; in questo senso, la Lega Nord ha votato a favore della modifica dell’articolo 81 della Costituzione che prevede, appunto, il raggiungimento del pareggio di bilancio e l’impossibilità di utilizzare l’indebitamento per il raggiungimento del suddetto parametro. A noi sarebbe piaciuto anche inserire la previsione della golden rule per escludere da questo vincolo determinate spese per investimenti, in modo tale da poter implementare indirettamente il volano dell’economia attraverso l’utilizzo dei fondi pubblici dati in contropartita alle imprese per la realizzazione di opere, affinché, quindi, l’economia potesse avere uno stimolo.
Quindi, se la Costituzione prevede che il raggiungimento del pareggio di bilancio deve essere raggiunto sia dallo Stato, sia dagli enti regionali, non capisco perché il mio Piemonte, il nostro nord e le regioni del nord devono raggiungere il suddetto pareggio attraverso tagli agli enti locali e la riorganizzazione del sistema sanitario (che comporta, ovviamente, tagli alle strutture, adeguamento dei piani tariffari e dei trasferimenti al sistema del trasporto pubblico), quindi, partecipando tutti con minori spese al raggiungimento del pareggio nazionale, mentre la Sicilia può «sfondare» allegramente i conti pubblici.
Questo è il contenuto della mia premessa. Noi stiamo discutendo di una regione che, come sempre, ha ricevuto e riceverà dei finanziamenti e non si capisce se questi finanziamenti sono previsti per la Pag. 4realizzazione di piani già precedentemente assunti o per coprire il default che si immagina prossimo, tanto che il Governo ha promesso – non so se li abbia già dati, poi nel prosieguo del dibattito sarebbe interessante capirlo – i famosi 400 milioni di euro alla regione Sicilia.
La regione Sicilia, come dicevo prima, non fa di certo la formica ma la cicala e, purtroppo, ce la fa cantare a noi, nel senso che tocca sempre a Pantalone coprire le sue decisione di «spesa allegra», che si possono anche riassumere in una disinvoltura nell’utilizzo della struttura pubblica come macchina del consenso, che può definirsi «industria del lavoro pubblico». Infatti, quando una realtà istituzionale riesce ad avere circa cinquantamila unità di personale (ho calcolato 54 mila unità complessive, tra rapporti di gestione diretta della regione Sicilia e indiretta attraverso le partecipate: 7 mila persone assunte nelle società partecipate; 24 mila addetti come personale stagionale forestale; 7 mila unità dei servizi antincendio; 18 mila unità direttamente collegabili al lavoro regionale), vuol dire che c’è un’industria del lavoro pubblico che alimenta se stessa, ma che crea spesa pubblica inefficiente.
Parlo di inefficienza ed inefficacia perché, se una regione ha dei residui attivi elevatissimi (si parla di milioni di euro) nei confronti dello Stato e dell’Europa, perché non attua i programmi che le vengono imposti dalle istituzioni europee per riuscire a ottenere i finanziamenti, significa che, oltre ad avere sfondato il costo della spesa pubblica (perché ha numerosi, troppi, moltissimi impiegati in più rispetto ai parametri della normalità e ricordo i 5 mila addetti pubblici della regione Lombardia e i 3.300 della Lombardia, i parametri sono questi e tra l’altro la regione Lombardia ha innumerevoli cittadini in più rispetto alla Sicilia, quindi potrebbero essere veramente meno i dipendenti siciliani) e pur avendo una struttura così cospicua, rimane indietro nell’attuazione della parte burocratica e dei programmi che le vengono affidati per ottenere i finanziamenti. Allora, delle due l’una: o costoro non sono capaci di svolgere i loro compiti o non hanno voglia di farlo, pur essendo in un numero adeguato per riuscire a risolvere queste incombenze (quindi, oltre al danno la beffa).
Vi sono altri dati dai quali emerge una gestione non così efficiente. Mi riferisco, per esempio, al numero dei minuti che vengono concessi per i permessi sindacali. In ambito nazionale il contingente medio è di 76 minuti e 30 secondi ciascuno, mentre in Sicilia il dato si decuplica: 775 minuti e 50 secondi per i permessi sindacali. Significa che, oltre ad essere sul posto di lavoro, mi pare si assentino (ovviamente con diritto, perché la legge glielo permette) in maniera abbastanza anomala e da controllare, perché 775 minuti a fronte dei 76 minuti della media nazionale significa che sono più in permesso sindacale piuttosto sul che sul posto di lavoro.
Io presentai una interrogazione in un question time al Ministro Giarda proprio per chiedere al Governo se intendesse controllare, a fronte di questo ulteriore investimento di 400 milioni di euro, i bilanci della regione Sicilia in maniera attenta, oculata, precisa e pertinente affinché non si continuasse a devolvere soldi in funzione di un costo storico. Mi riferisco al solito metodo del piè di lista, che questo Parlamento ha cercato, iniziato e voluto eliminare quando la Lega sedeva anche in quei banchi (che ora sono desolatamente vuoti), attraverso l’approvazione del federalismo fiscale, la legge n. 42 del 2009, che prevedeva il passaggio epocale dei trasferimenti dello Stato dalla cosiddetta spesa storica ai costi e ai fabbisogni standard.
Quindi la domanda è: questo Governo chiederà indietro questi soldi? Sono un anticipo? Sono a fondo perduto? Sono atti ad essere restituiti? Saranno spesi in funzione della spesa storica o dei costi e fabbisogni standard?
Sarà l’ennesima regalia che viene data al sud a spese del nord o ci saranno dei piani di rientro che porteranno, quindi, la regione Sicilia ad essere maggiormente responsabile nei confronti dei suoi cittadini, che subiscono, purtroppo, questa classe politica, e dei cittadini della restante parte del Paese, soprattutto dei cittadini del nord che pagano attraverso l’IMU, il taglio delle pensioni, il taglio dei posti di lavoro e il cuneo fiscale? Tutti questi soldi poi vanno nel calderone e non vengono spesi al nord. Infatti, abbiamo una devoluzione di fondi decisamente inferiore in confronto alla somma dell’imposizione fiscale che viene data allo Stato. Sono pochi i soldi che vengono ritrasferiti, mentre vediamo che la Sicilia usufruisce di questi continui trasferimenti.
Il Ministro mi rispose che il Governo, in funzione appunto di questa autonomia prevista costituzionalmente per la Sicilia, non può verificare i bilanci. Questo crea un vulnus democratico e soprattutto del buonsenso. Come fa un Governo a dire al Parlamento che non può controllare i conti e continuare a finanziare questi sprechi?
Allora, se non può controllare, o facciamo una volta per tutte una modifica costituzionale affinché vengano eliminate le particolarità e i privilegi che hanno le regioni e le province a statuto speciale – vi sono delle proposte di legge costituzionale in merito e sarebbe bene iniziare ad approfondirle -, oppure anche queste realtà devono partecipare con fondi propri al pareggio di bilancio e al risanamento della finanza pubblica. Oppure, rendiamo tutte le regioni e tutti i territori a statuto speciale uguali, parificando le loro caratteristiche alle nostre.
Se questo non si vuole fare, si finisca di dare soldi alla Sicilia e che si arrangino con le proprie entrate, con i propri redditi, con le proprie commesse. Altrimenti, c’è un cortocircuito che non funziona; non può più funzionare che una regione a statuto speciale non fa i cosiddetti compiti a casa, ma chiede autonomia e non vuole farsi controllare i bilanci. Se tutti questi disinteressamenti da parte di questa istituzione nei confronti della restante parte del Paese non vengono a decadere, è chiaro che abbiamo la possibilità di non finanziare più la regione Sicilia con interventi ad hoc aggiuntivi rispetto a quanto già previsto dalla normativa.
È chiaro che, quindi, non possiamo accettare un lassismo del Governo su questo tema e abbiamo presentato la presente mozione che con forza vogliamo venga approvata dal Parlamento. Essa non fa altro che impegnare il Governo a chiarire innanzitutto se questo trasferimento di 400 milioni di euro è frutto di un accordo precedentemente assunto o conseguente al rischio di default di questa regione. Sarebbe la prima regione che va in default nel Paese. Invitiamo e impegniamo il Governo ad adottare le opportune iniziative per sospendere in modo definitivo, come dicevo, i trasferimenti di risorse a favore della regione siciliana, finalizzati squisitamente a ripianare dei debiti che non ha creato l’Italia, ma che si sono creati loro attraverso delle politiche prettamente assistenziali e clientelari derivanti appunto dalle assunzioni facili. Ricordo, tra l’altro, che i dirigenti sono uno ogni nove rispetto alla media di uno ogni venti delle altre regioni. Ricordo che i dipendenti della presidenza della regione Sicilia sono più di mille, mentre ne hanno duecento per l’assessorato alle attività produttive. È un’industria del lavoro, perché, se i dipendenti sono suddivisi in questo modo, significa che non servono per creare efficienza della macchina amministrativa. Infatti, immagino che ci sia più lavoro da fare nell’assessorato alle attività produttive dell’impresa rispetto alla gestione dell’ufficio di presidenza della regione. Mille contro duecento. Ciò certifica l’effetto clientelare di questa modalità di calcolare i dipendenti pubblici.
Noi chiediamo, quindi, che la regione faccia un piano di aggiustamento economico-finanziario dei propri budget e si prevedano delle politiche di risanamento basate esclusivamente sul principio dei costi e fabbisogni standard e non più sul principio della spesa storica e che si prevedano dei piani di rientro forti, molto precisi, e che questi 400 milioni di euro non siano considerati nuovamente un lascito a fondo perduto, ma un prestito che venga restituito alla collettività (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).


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