Il popolo è Sovrano. Non l'economia! • Roberto Simonetti

Il popolo è Sovrano. Non l’economia!

Inserita sabato, 9 Giugno 2012 | da: roberto simonetti
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Discorso 2 giugno 2012
Sua Eccellenza il Prefetto di Biella, autorità civili, militari e religiose, cittadine e cittadini, vogliate
gradire il mio personale saluto e quello dell’Amministrazione Provinciale di Biella che qui
rappresento.
Innanzi tutto va alle famiglie colpite dai tragici eventi sismici il mio più sentito cordoglio e il
ringraziamento a tutti i volontari biellesi che si adopereranno, come sempre, per lenire questi
momenti di difficoltà e sofferenza.
Dopo gli anni tremendi che lacerarono il nostro continente, traumatizzato dalla prima e dalla
seconda guerra mondiale, l’uomo si fermò per costruire una società moderna basata sulla libertà,
sulla democrazia, sulla pace, mettendo sè stesso e i suoi ideali al centro della programmazione
socio politica.
Dapprima si costruirono le basi nazionali. Al 2 giugno 1946 dopo vent’anni di fascismo si
organizzare libere elezioni. E per la prima volta parteciparono alla consultazione elettorale le
donne. Un referendum istituzionale indetto a suffragio universale con il quale i cittadini vennero
chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al
Paese e per eleggere l’Assemblea Costituente.
Assemblea che dopo un anno di lavoro approvò la Carta Costituzionale, fondamento morale e
giuridico del primo Parlamento democratico della Repubblica.
Successivamente si costruirono le basi sopranazionali, fino alla creazione dell’attuale Unione
Europea i cui obiettivi principali sono la promozione della pace e del benessere dei popoli,
concretizzando così i valori della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza,
dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani.
Ecco appunto il voler fortunatamente costruire una nuova società che ruoti attorno all’uomo,
inteso non solo come persona ma soprattutto come anima, non solo come individuo singolo ma
come persona inserita in una comunità dotata di una propria identità culturale, morale, religiosa.
Tanto che nella Costituzione all’ art. 1 si prevede appunto che “La sovranità appartiene al popolo”
L’uomo al centro quindi, la comunità al centro delle attenzioni delle Istituzioni nazionali e locali.
Ora però il nichilismo strisciante del primato dell’economia sull’attività dell’uomo, infrange con
fragore quanto edificato dai padri costituenti.
La politica che ha costruito nelle istituzioni le basi della società moderna, ora è in difficoltà, e si
vede sostituirsi dalla finanza.
Negli ultimi anni è avvenuto un vero e proprio sovvertimento dell’ordine sociale: in precedenza al
vertice del sistema vi era la politica, eletta dal popolo, che utilizzando le strutture pubbliche,
esprimeva la sovranità dello stato sul territorio di competenza.
Oggi non è più così.
Servendosi dei canali della globalizzazione e delle nuove tecnologie informatiche, infatti, la finanza
ha preso il sopravvento.
Il sistema politico, un tempo protagonista indiscusso nella gestione della sovranità statale
attraverso il mandato popolare ricevuto da libere elezioni, ha perso gradualmente di importanza a
favore della finanza internazionale e delle sue attività speculative. Oggi accade troppo spesso che
sia la finanza a decidere le sorti dei popoli con l’unico dichiarato scopo di aumentare i propri
profitti a discapito della comunità, dell’umanità intrinseca dell’individuo, a discapito del valore
sociale della res pubblica.
Di più. Se oggi siamo qui a ricordare il momento storico in cui migliaia di persone morirono per
affermare il principio che la sovranità debba appartenere al popolo, non possiamo non gridare con
forza che è disarmante ed umiliante assistere passivamente alla continua perdita della Sovranità
Nazionale a favore di una nebulosa galassia di interessi economici internazionali che vincolano
fortemente le nostre scelte future. Si sta concretizzando una sorta di nuova dittatura ovattata,
filtrata dai mezzi di comunicazione, avvallata dai cosiddetti tecnici.
Difatti ai giorni nostri un popolo, una nazione non ha più la sua capacità decisionale autonoma,
dipendendo in tutto e per tutto dalle decisioni di strategia economica formulate da altre istituzioni
esterne e straniere.
Decisioni che ovviamente hanno un drammatico impatto nelle politiche sociali interne, sia fiscali
che programmatiche e di tenuta sociale.
Addirittura queste nuove disposizione sono state imposte in termini coercitivi e senza condizioni,
tanto che per esempio abbiamo dovuto modificare l’art. 81 della Costituzione perché così è stato
deciso a Bruxelles da persone talvolta non elette da nessuno, autoreferenziali, vincolando così le
spese del paese, anche sociali, a favore di un rigore e di una rigidità non più sopportabile dalle
fasce più deboli e dal mondo imprenditoriale.
Oggi quindi, partendo appunto dall’art. 1 della Costituzione, dobbiamo ritornare al popolo,
all’uomo inteso come anima e non solo come codice fiscale o partita iva.
Dobbiamo avvicinare lo Stato ai territori, in netta contrapposizione a questa devoluzione verso
l’alto di sovranità nazionale, conferendo maggiore forza ed indipendenza alle autonomie locali.
Ecco quindi che oggi, il ricordare il 2 giugno 1946, è giusto se questi viene affrontato con lo
sguardo verso il futuro, proiettato nuovamente a difendere con forza e orgoglio le nostre
tradizioni, la nostra cultura, la nostra identità da questa volontà strisciante di sgretolare la
democrazia, di appannare i popoli, di schiacciare le differenze.
Dobbiamo far tesoro vero della Storia per non perdere i valori morali e sociali che il sacrificio di
molti ci ha donato.
Don Sturzo ha insegnato che la libertà è come l’aria: ci si accorge della sua importanza quando
non ve ne è più.
Non trasformiamo quindi questo intenso momento di orgoglio democratico che il 2 giugno
rappresenta in una semplice rivendicazione retorica della Storia del Paese ma sia la base delle
giuste rivendicazioni dei popoli di poter decidere senza condizionamenti e coercizioni del proprio
futuro.
Grazie.


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