Con la Lega al Governo torna la Politica. Imprese, Famiglie, Autonomia. • Roberto Simonetti

Con la Lega al Governo torna la Politica. Imprese, Famiglie, Autonomia.

Inserita lunedì, 26 Dicembre 2022 | da: roberto simonetti
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Finalmente è tornata la politica e con la Lega al governo il parlamento ha votato una legge di bilancio politica, vicina ai ceti sociali più poveri, alle imprese, alle partite iva.

Innanzi tutto l’intervento da 21 miliardi di risorse investite sul caro energia per fronteggiare il peso economico che tutti stiamo subendo con l’obiettivo primario di tenere in vita le nostre imprese e le nostre famiglie, salvando così l’economia del Paese.

E’ stato aumentato il credito d’imposta dal 30 al 35 per cento per gli esercizi commerciali, dal 40 al 45 per cento per le aziende energivore. E su pressione della Lega è aumentato il numero delle famiglie che potranno usufruire del bonus bollette portando il reddito massimo da 12 mila a 15 mila euro.

Siamo orgogliosi di aver tagliato l’IVA sul pellet, portandola al 10 per cento, mentre altri nel tempo l’avevano aumentata, così come il taglio dell’IVA al 5 per cento per il teleriscaldamento per il primo trimestre del nuovo anno. I cittadini delle città ben sanno di quanto sia aumentato il costo del riscaldamento dei condomini.

In un periodo storico in cui la globalizzazione colpisce l’economia reale territoriale falcidiando i tessuti sociali periferici si sono volute attuare iniziative a favore delle imprese con provvedimenti fiscali finalizzati a salvaguardare l’occupazione. Ricordo la detassazione degli straordinari e i bonus di produzione dei lavoratori, che certamente aiutiamo l’impresa, ma anche il lavoratore perché potrà così beneficiare di un bonus in più nella propria busta paga, il taglio di un punto di cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti che hanno un reddito fino a 20 mila euro, la previsione della decontribuzione al 100 per cento per chi stabilizza un lavoratore precario con un contratto a tempo indeterminato.

Si è voluto intervenire anche sul tema pensioni: rivalutazione delle stesse privilegiando quelle più basse con un coefficiente pieno, facendo una scelta politica ben precisa: aiutare le fasce sociali più deboli. Innalzamento della pensione minima dei settantacinquenni a 600 euro. Quota 41 purtroppo con limite di età, ma certamente meglio dello scalone della Fornero che la sinistra difende ad oltranza.

E poi c’è il grande tema del reddito di cittadinanza, che è stato molto dibattuto. La Lega lo votò a suo tempo. Ma fra la teoria di stare vicino a chi perde il lavoro e alle fasce più deboli della società e la pratica  di come è stata attuata la legge vi è un abisso del buon senso. Scarsa occupazione stabile, nessuna politica attiva per nuovi contratti di lavoro, solo assistenza sociale per gli inoccupabili e gli occupabili, sono il perverso risultato di una legge a cui è doveroso mettere mano. Il reddito resterà per gli inoccupabili e per chi ha una situazione familiare complicata e compromessa mantenendo quell’aspetto sociale e assistenziale, ma verrà gradatamente tolto a tutti coloro che possono e devono trovarsi un lavoro. Non può passare il principio che sia preferibile l’assegno di Stato piuttosto che un lavoro che rispetta i contratti sindacali e le regole dello Stato altrimenti il reddito di cittadinanza non è un più un doveroso aiuto momentaneo ma è una vera e propria alternativa al lavoro pagato dalle tasse di chi produce!

Ultimo ma non ultimo il tema più politico di tutti: la realizzazione del federalismo fiscale e dell’autonomia differenziata. Nella legge di bilancio si fissano i paletti e i tempi per la definizione dei LEP, i livelli essenziali delle prestazioni, rispetto alle funzioni amministrative e alle deleghe legislative che verranno date alle regioni, e i conseguenti costi standard. L’autonomia differenziata esiste in Costituzione dal 2001. La legge delega sul federalismo fiscale è del 2008. Ora stiamo entrando nel 2023. Perché non si è mai attuata, nonostante regioni di tutti i colori politici l’abbiano chiesta, regioni di centrodestra, di centrosinistra, con Governi diversi? Perché i detrattori si sono sempre nascosti dietro alla scusa che il federalismo fiscale e l’autonomia differenziata non si potevano attuare fintantoché non siano stati fissati i LEP, al fine di garantire che il trasferimento le risorse non si basasse sul criterio della spesa storica.

Su iniziativa di Calderoli quindi parte un tavolo per la definizione dei LEP . Fa però specie ascoltare le pelose lamentele di coloro che ne chiedevano la esplicitazione dicendo ora che i LEP rischiano di creare disparità.

O l’una o l’altra! Non vorrei che, in realtà, si avesse paura che con la definizione dei LEP e dei costi standard, si scoprisse che quelle regioni che ora si lamentano, dalla spesa storica hanno avuto grandi benefici perché non sono state capaci di erogare servizi come le regioni che l’autonomia la chiedono.

E’ finalmente tornata la politica dopo un lungo periodo di governi tecnici. E la Lega quando c’è la politica è determinata e determinante.

Roberto Simonetti


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