Commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturiero del 09/12/2009 • Roberto Simonetti

Commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturiero del 09/12/2009

Inserita sabato, 9 Giugno 2012 | da: roberto simonetti
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ROBERTO SIMONETTI. Signor Presidente, il made in Italy è un tema storico molto caro alla Lega
Nord, che da sempre si batte per l’impiego di un sistema di etichettatura di origine dei prodotti che
tuteli imprese e consumatori dal dilagare dei fenomeni di contraffazione. Inoltre, questo è anche un
sistema di difesa delle maestranze: se c’è impresa, c’è lavoro per i nostri concittadini.
La crisi che ha colpito alcuni settori strategici dell’economia italiana, tra cui il manifatturiero ed in
particolare l’industria e l’artigianato tessile, ha riacceso il dibattito sull’opportunità di introdurre nel
nostro ordinamento norme a tutela dei prodotti italiani di qualità. Si tratta di un dibattito che oggi,
diversamente dal passato, ha tutti i presupposti per trasformarsi in una concreta azione di difesa e di
valorizzazione dei prodotti made in Italy. Un primo segnale è individuabile nella rapidità con cui la
Commissione di merito ha lavorato per portare all’esame dell’Aula un testo sul quale vi è stata
un’ampia convergenza di vedute da parte di quasi tutti, se non tutti, gli schieramenti politici. Le
mutate posizioni che l’Unione europea ha recentemente espresso sul tema rappresentano poi un altro
ulteriore, se non il più importante, segnale di un cambiamento che sarà determinante per l’esame e
l’approvazione della presente proposta legge.
Nonostante l’Unione europea nel passato abbia sempre osteggiato l’adozione di misure volte a
introdurre nell’ordinamento italiano un marchio di origine dei prodotti, giudicandole lesive della
concorrenza ed ostacolo alla libera circolazione dei prodotti e delle merci tra gli Stati membri,
proprio in questi giorni, con l’adozione da parte del Parlamento europeo della risoluzione per
l’introduzione del marchio di origine, è stato raggiunto un grande risultato, che fa ben sperare sulla
possibilità di vedere concretamente realizzata la tutela dei prodotti italiani.
È in queste circostanze, dunque, che deve essere esaminata la presente proposta di legge, nata da
una iniziativa dell’onorevole Reguzzoni della Lega Nord, che ha preso come base una mia proposta
di legge, la n. 1593 dell’anno scorso, che è fra le abbinate al presente provvedimento, che prevedeva
sostanzialmente l’obbligatorietà della certificazione ITF delle camere di commercio, che adesso è su
base volontaria.
A Reguzzoni, comunque, va il merito di aver incanalato l’azione di pressione imprenditoriale dei
cosiddetti contadini del tessile di Busto Arsizio – per la provincia di Biella, posso ricordare
l’imprenditore Luciano Barbera – in un consenso parlamentare attorno ad un testo uscito dalla
Commissione. È una proposta di legge che ha creato quindi un contesto normativo in grado di
offrire alle imprese che producono veramente in Italia adeguati strumenti per difendersi dalla
concorrenza di chi, senza scrupoli, immette sul mercato prodotti di qualità estremamente bassa e
dannosi per la salute umana, facendoli poi passare però come made in Italy, anche se prodotti
talvolta interamente all’estero.
Il provvedimento difatti introduce, in linea con quanto già avviene in altre realtà di altri Paesi, anche
extra Unione europea – ricordo gli USA, il Giappone, l’India e anche la Cina – un sistema di
etichettatura obbligatoria per la valorizzazione dei prodotti del comparto tessile, pelletteria e
calzaturiero, che consente alle imprese di qualificare la propria produzione attraverso un’indicazione
sull’origine e le fasi di lavorazione del prodotto e dà garanzia al consumatore di avere maggiori
informazioni sulla qualità e la sicurezza delle merci acquistate e sulla loro provenienza.
Con questo provvedimento l’impiego della denominazione made in Italy viene concessa solo per
prodotti finiti, per i quali le fasi di lavorazione abbiano avuto prevalentemente luogo nel territorio
italiano. Io personalmente sarei per il «completamente» e non solo per il «prevalentemente». La
tutela del made in Italy diventa, quindi, fondamentale per restituire una maggiore competitività alle
imprese, costituendo un punto di forza su cui è necessario puntare per riagganciare la ripresa.
Le produzioni italiane sono la storia manifatturiera del nostro Paese e rappresentano un motivo di
vanto dell’economia padana e italiana. Questa eccellenza, che ci rappresenta in tutto il mondo, passa
nelle mani di oltre 450 mila artigiani e piccoli imprenditori, che producono in Italia, riescono a dare
lavoro a 1 milione 800 mila addetti e realizzano un valore aggiunto di 58 miliardi di euro. Sono
queste imprese il traino vero della nostra economia ed è quindi necessario che proprio in questo
momento di difficoltà, di congiuntura economica, le istituzioni forniscano loro risposte chiare e di
maggiore garanzia per la tutela dei loro prodotti. Il settore tessile, abbigliamento e moda, nonostante
il negativo andamento di questi ultimi anni, resta pur sempre il secondo settore manifatturiero
italiano, dopo il meccanico automobilistico, con più di 35 mila aziende, di cui 22 mila sono
esportatrici di produzione, per un totale di 300 mila unità di addetti. Il settore tessile italiano è il più
importante d’Europa.
L’Italia è anche il secondo esportatore mondiale, dopo la Cina. Io provengo da Biella, di cui sono
anche il presidente della provincia: quello biellese è un distretto per il quale stiamo lottando perché
diventi, tra le altre cose, il fulcro della difesa del manifatturiero tessile nazionale, della ricerca
universitaria tessile e il luogo, grazie all’associazione tessile e salute, ove il Ministero della salute
possa controllare e certificare la composizione dei tessuti in ingresso e in uscita dal Paese, al fine di
tutelare i consumatori anche da un punto di vista sanitario. Si parla sempre di made in Italy, che
letteralmente significa fatto in Italia.
Lo Stato deve quindi garantire i consumatori e le imprese nazionali affinché chi si fregia di detto
brand lo faccia esclusivamente se questo è stato veramente prodotto e realizzato qui sul territorio.
Proporrei, come ho già detto, e lo ripeto, che il termine «prevalentemente» venga sostituito con
«interamente»; sono un po’ un «talebano» in questo settore.
Non vorrei che poi questo «prevalentemente» si mescoli con l’italian concept, il concepito in Italia,
lo stile italiano, in modo tale che questa operazione di certificazione della tracciabilità venga
vanificata. Purtroppo devo prendere atto che molte di queste «allegorie» a volte vengono espresse
anche da parte di politici italiani che hanno alte responsabilità, talvolta di Governo.
Le nostre manifatture tessili devono competere contro prodotti che, importati a bassissimi costi,
vengono poi rivenduti ai cittadini italiani a prezzi elevati, arricchendo in questo modo solo i furbi a
scapito della nostra economia, già in una situazione così grave, e degli addetti del manifatturiero in
cassa integrazione e mobilità permanente.
Senza una regolamentazione le filiere vengono distrutte, si perde il saper fare, tesoro di generazioni,
e si mina così la spina dorsale della nostra economia, formata, come ho già ricordato, da tante
piccole e medie imprese che, senza seri provvedimenti, tra cui quello in esame, si trovano a
fronteggiare la globalizzazione a mani nude, ovviamente, purtroppo, soccombendo.
L’etichetta made in Italy sui prodotti italiani del manifatturiero deve quindi essere
obbligatoriamente applicata su ogni singolo articolo in vendita: non si continui più a confondere,
come sempre si tenta di fare, il made in Italy, garantito per legge, con l’istanza portata avanti dal
Governo italiano in Europa di fare etichettare obbligatoriamente con l’etichetta del Paese di origine
alcuni prodotti del manifatturiero provenienti da Paesi extraeuropei.
Taluni, approfittando di questa confusione e della mancanza di leggi a tutela di questo brand,
mettono in commercio prodotti realizzati totalmente o parzialmente in Paesi europei o extraeuropei,
spacciandoli con marchio italiano come prodotti italiani a tutti gli effetti.
Signor Presidente, concludo ricordando che, per una volta, deve essere l’Italia a dare una
dimostrazione di correttezza, di coerenza e di onestà, travalicando gli interessi delle nostre caste del
potere economico in difesa dei sacrosanti diritti dei cittadini italiani.
In Commissione l’esame del provvedimento è stato molto rapido, come ha già ricordato il presidente
della Commissione stessa, e si è riusciti a trovare un consenso ampio sul testo che oggi è in
discussione in Aula. Gli emendamenti presentati ed accolti sono stati tutti di merito e hanno dato un
contributo importante alla stesura finale del testo.
Ci si augura, pertanto, che anche in Aula il dibattito possa essere serio e costruttivo, per procedere
quanto prima all’approvazione del provvedimento nell’interesse non solo delle imprese, ma
soprattutto dei consumatori e delle maestranze.
Questa proposta di legge, se votata, sarà un’altra promessa mantenuta da questa maggioranza, una
promessa della Lega Nord e di tutti coloro che, ovviamente, la voteranno. Ricordo che già nel
passato Governo Berlusconi la Lega Nord, attraverso l’allora sottosegretario Cota, ottenne la carica
di Alto commissariato per la lotta alla contraffazione, quell’Authority che iniziava la strada che oggi
stiamo concludendo: ricordo la mia proposta di legge presentata l’anno scorso, la proposta di oggi e
il consenso dell’Aula sul testo. È, quindi, un’altra promessa mantenuta in forza alle esigenze reali
dei cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

 

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