Simonetti voto fiducia legge elettorale Rosatellum 12.10.2017

Inserita giovedì, 12 ottobre 2017 | da: roberto simonetti
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ROBERTO SIMONETTI. Grazie, Presidente. Volevo contrastare tutti coloro che dicono che la Lega oggi ha fatto un inciucio con Renzi e con Berlusconi, perché chi lo dice, non più tardi di quattro mesi fa, sedeva anche lui a quel tavolo per la legge elettorale chiamata allora Tedeschellum. Noi, invece, siamo rimasti coerenti, sono quattro anni che la Lega è coerente, anzi di più, cinque anni. Noi non votammo e non facemmo parte del Governo Monti, non partecipammo alla nascita di questa legislatura con il Governo Letta, con il Governo Renzi, con il Governo Gentiloni; tutti Governi, non eletti dai cittadini, a cui la Lega ha sempre dato il proprio voto contrario. Noi oggi siamo una forza politica di Governo, esternamente abbiamo un consenso elettorale da forza politica di Governo; purtroppo, in questa legislatura, la nostra pattuglia è di 19 unità, pertanto non abbiamo la forza numerica per incidere all’interno dell’Aula parlamentare, ma certamente abbiamo una forza politica per poter determinare alcune scelte.

E alcune scelte sono state fatte, perché la legge elettorale che viene in Aula è una legge che si avvicina al modello che noi preferiamo, che è il modello maggioritario, il modello del Mattarellum, con il quale noi abbiamo già anche governato. E, per la verità, in trent’anni di storia politica del nostro partito abbiamo vinto e perso elezioni, ma partecipato a tutte le elezioni con tutti i sistemi elettorali, dal proporzionale con preferenze al proporzionale senza preferenze, al maggioritario.

Eppure, siamo una forza politica che è sopravvissuta a tutto e continuerà a essere determinata e determinante per la vita politica di questo Paese. Quindi, una legge elettorale che si avvicina a un concetto maggioritario, quello del Rosatellum, non, come volevamo noi, con il 75 per cento di maggioritario – qui si arriva al 36 per cento, all’incirca, di maggioritario – ma almeno si arriva a un concetto che è quello delle coalizioni. Poi, se qualcuno vorrà uscire da questa coalizione nella futura legislatura, il problema sarà suo, non è il problema della legge elettorale. Il problema è che uno non seguirà il concetto di coalizione con il quale si è presentato durante la campagna elettorale. Una coalizione, quindi, che presuppone anche un altro concetto, il concetto che il bipartitismo o il monopartitismo lede la dignità e la democrazia di un Paese, e porta all’autoritarismo.

L’Italicum, con la riforma costituzionale abbinata, portava all’autoritarismo. Noi abbiamo sempre denunciato questo fatto e, fortunatamente, l’Italicum è approdato a legge definitiva, ma, sostanzialmente, è stato cancellato dalla Corte costituzionale. Noi, come dicevo prima, abbiamo una coerenza, quella del voto subito. Sono quattro anni che diciamo che questa legislatura non doveva esistere, abbiamo chiesto elezioni da sempre e mai ci sono state date, e quindi la nostra opzione è quella: qualsiasi legge elettorale va bene, purché la legislatura si concluda. È per questo che, quattro mesi fa, abbiamo appoggiato, pur non condividendone appieno le finalità, poichè era, appunto, un proporzionale puro, il Tedeschellum, ma lo avevamo appoggiato per dire: bene, lo vota questo Parlamento, la Lega ci sta, l’importante è che poi a settembre, scorso, si vada ad elezioni. E chi all’epoca sedeva al tavolo, era il MoVimento 5 Stelle, ha fatto cadere quell’impalcatura per una velleità loro o per una incuria e una incapacità politica di programmarsi il futuro. Hanno fatto cadere quella opzione, i maligni dicono per garantirsi il vitalizio, per garantirsi la possibilità che la legislatura non finisse a settembre e per potersi garantire, quindi, questa pensione e potersi garantire altri 7 o 8 mesi di legislatura.

Noi, all’epoca, votammo quella legge per dire: a settembre elezioni subito, e ora siamo nuovamente in quella fase. Si è fatto un passo in avanti perché si è raggiunta una quota di maggioritario e siamo per dire: votiamo subito questa legge per andare immediatamente ad elezioni. Chi vota contro oggi lo fa per guadagnarsi altri due o tre mesi di stipendio e di legislatura. E mi fanno specie quei cespugli, quei partiti, quei segretari di partito che invocano la fine dei partiti stessi, che dicono che, con le liste bloccate, i partiti contano troppo, che dicono che, senza le preferenze, i partiti incidono e c’è la partitocrazia. Orbene, se uno è segretario di partito, deve difenderlo il partito, perché, se gli fa schifo il partito, come minimo si dimette da segretario di partito, perché, altrimenti, c’è un’incongruenza da psicoterapia, da psicanalisi.

Di più: chi è contro questa legge maggioritaria avrà il buon gusto e la dignità di non chiedere, qualora si formasse una coalizione, di far parte delle liste uninominali; correrà solo per il proporzionale e non chiederà posti nei collegi uninominali perché altrimenti c’è un’incoerenza anche questa da psicanalisi e quindi vedremo, strada facendo, cosa succederà, vedremo quali saranno le coalizioni e se si formeranno le coalizioni. Noi siamo pronti a correre con qualsiasi tipo di proposta. Salvini non si è mai svenduto, la Lega non si è mai svenduta: abbiamo sempre e solo chiesto il voto subito, il voto immediato con qualsiasi legge elettorale. Abbiamo diciannove deputati, ce ne sono altri seicentoventi e passa che votano con la loro testa e non certo con le nostre indicazioni. Siamo arrivati al punto di votare il Rosatellum: prima si vota e prima questo Governo va a casa. Noi non voteremo la fiducia a questo Governo perché l’assenza di tutto l’emiciclo soprattutto da parte della maggioranza di fatto dà la sfiducia politica al Governo: la sfiducia politica interna è data dall’assenza costante della maggioranza e la sfiducia elettorale è stata data a questo Governo il 4 dicembre dello scorso anno quando il 60 per cento dei cittadini del Paese ha bocciato sonoramente la riforma costituzionale che era l’emblema e l’impalcatura della legislatura. Quindi dal 4 dicembre scorso a oggi è stato solo tutto tempo perso a danno dei cittadini che non hanno potuto esprimersi. Votiamo oggi il provvedimento, domani al Senato e dopodomani si vada ad elezioni.

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