Simonetti sulle comunicazioni Presidente del Consiglio del 18.10.2017

Inserita mercoledì, 18 ottobre 2017 | da: roberto simonetti
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ROBERTO SIMONETTI. Grazie Presidente. Oggi si è parlato di Europa in vista del Consiglio europeo di questa settimana. Il Presidente Gentiloni avrebbe dovuto elencare le posizioni del Paese nei confronti dell’Unione europea. Qual è la nostra posizione, di fronte a tutta una serie di problematiche che sono state già evidenziate dai gruppi che sono intervenuti, invece la relazione è stata l’esatto contrario. È stata la riproposizione in quest’Aula di tutto quello che l’Europa ci chiede, a cui noi dobbiamo, secondo voi, adempiere. Sono visioni completamente e diametralmente opposte. Noi dovremmo qui dibattere su cosa andare a modificare e come modificare tutto ciò che non funziona. Una delle più grandi problematiche di questa entità burocratica la segnalò Umberto Bossi negli anni Novanta, vent’anni fa: l’Unione europea ci manderà un fax con il quale noi dovremo redigere il nostro bilancio. Erano venti anni fa, sembrava una barzelletta. Di fatto, col fiscal compact, con tutte le misure legate a questo sistema, arriva il fax dell’Unione europea, con il semestre europeo, e ci indicano quale sia la linea economica e quindi politica da seguire. Una politica sovranazionale fatta da persone non elette, non rappresentative, autoreferenziali, burocratiche, che arrivano dal mondo della finanza e dal mondo bancario e che tornano nel mondo bancario quando non rivestono più quei ruoli. Tanti ex Presidenti della Commissione europea sono andati e tornati a lavorare alla Goldman Sachs.

Quindi, all’interno di questo quadro, venire a dire che “tutto va bene, madama la marchesa” ci pare veramente riduttivo, ci pare veramente poco significante. Guardi, “Presidente che non c’è”, le elezioni che si sono susseguite in questo ultimo periodo tutto hanno certificato tranne che ci sia una tenuta di questo sistema dell’Unione europea. In Francia ha vinto Macron, ma ha vinto con un sistema surrettizio, plagiando i programmi della Le Pen che ha fatto un ottimo risultato, ma con una legge elettorale di quel tipo, è chiaro che non riesce a fare deputati. Lo stesso in Germania, non mi pare che il programma della Merkel sia stato il programma storico, soprattutto nell’ultimo periodo, per quanto riguarda l’immigrazione. Lo stesso in Austria questa settimana. Il presidente futuro Kurz ha vinto, ma copiando pedestremente i programmi dell’estrema destra che comunque ha fatto il 26 e 27 percento.

C’è una necessità di revisione totale del sistema europeo che sta innanzitutto nella difesa dei popoli, perché, se per voi va tutto bene e c’è in Catalogna un popolo che vuole autodeterminarsi, se per voi va tutto bene e c’è un popolo che ha votato la Brexit e si staccherà dall’Unione europea, se ci sono altrettanti popoli, come i nostri, che vogliono avere un approccio diverso con l’Unione europea, se questo va tutto bene, contenti voi, però il vostro posto non è stare al Governo, ma restare all’opposizione, se è vero come è vero che il 36 per cento dei nostri concittadini considera un bene stare nell’Unione Europea, mentre, quindi, il 64 per cento considera un male questa Unione europea, e la notizia è su tutte le agenzie di stampa di mezz’ora fa.

Voi avete un’idea vecchia dell’Europa, avete quell’idea che è raffigurata nelle mappe geografiche che vedono il mondo che ruota attorno all’Europa. Noi abbiamo la mappa geografica appesa nei nostri uffici, nelle scuole, in cui il centro del mondo è l’Europa, pensando ancora all’Europa quale fondatrice degli Stati Uniti d’America nel 1492, quando si scoprì, appunto, quel continente. Ma la vera fotografia, la vera mappa del mondo, non è più quella; è quella che vede il continente asiatico, la Cina, l’America al centro della mappa economica e industriale del mondo, e noi siamo la periferia del mondo, siamo oramai diventati la periferia del mondo, soprattutto con le politiche di apertura ai mercati e l’apertura dei confini che l’Unione europea ha fatto, e che ha fatto, tra l’altro, con Presidente della Commissione Prodi, quando aprì i dazi e quando aprì al WTO.

Un’economia, quindi, la nostra, nazionale, che non è difesa da questo Governo, non è difesa dalla burocrazia europea; anzi, con la cancellazione dei dazi, vediamo centinaia di tonnellate di riso invadere i nostri mercati, centinaia di litri di olio invadere i nostri mercati, il manifatturiero tessile, il manifatturiero di qualità, il manifatturiero orafo, per esempio, che sono dilaniati dalla concorrenza sleale dei Paesi asiatici, contro cui questa Unione europea nulla fa. E si dichiarano tutti europei i leader che ha citato prima il Presidente del Consiglio, ma solo quando deve pagare dazio l’Italia, solo quando noi dobbiamo pagare dazio. Quando, invece, bisogna difendere gli interessi nazionali, loro lo fanno, perché il surplus economico e imprenditoriale della Germania non viene sanzionato e tutto va bene.

Quando, invece, Macron fa una politica nazionalista di difesa delle proprie strutture marittime, questo va bene e nessuno dice niente, sempre a danno del Paese Italia. Quindi, vedete che avete una visione strategicamente contraria: voi difendete gli interessi degli altri; mentre gli altri si autodifendono, noi andiamo a difendere gli interessi degli altri. Tanto che usiamo la Marina militare per farci invadere, l’esatto opposto di quello che dovrebbe fare un Paese; dovrebbe usare la propria forza militare per difendere i propri confini contro un’invasione programmata. E la frase del Presidente Gentiloni, che vuole un modello organizzato di immigrazione, organizzato da parte del Ministero dell’interno, è preoccupante, è preoccupante. Un conto è un’invasione incontrollata, che, quindi, manifesta incapacità, e quindi può essere risolta con la sostituzione del Ministro e del Presidente del Consiglio, un conto è voler organizzare un modello di immigrazione. Noi non abbiamo bisogno di farci invadere, non abbiamo la necessità di avere 200 mila finti profughi all’anno perché ci devono pagare le pensioni.

Abbiamo la necessità che i nostri 150 mila giovani rimangano nel nostro Paese a lavorare qui, perché sono loro la nostra forza. Dovete cambiare diametralmente visione del futuro del Paese, perché, altrimenti, ci portate oltre il baratro, oltre il baratro sociale, economico e politico. Un discorso, quindi, vuoto, un discorso da tubolario, un discorso di quelli fatti giusto per riempire lo spazio di dibattito. Sulla Turchia non abbiamo capito: ho letto nella risoluzione del Partito Democratico, dei partiti di maggioranza, che invitano il Governo a perseguire l’integrazione della Turchia in Europa, di far entrare la Turchia in Europa, di non fermare quel processo. Questo è uno snodo fondamentale: noi diciamo “no” alla Turchia in Europa, mai un’Europa islamica, mai un’Europa con una Turchia islamizzata al suo interno. E non si è parlato della Russia: abbiamo problemi economici, abbiamo problemi di competitività, e l’unica azione forte che questo Governo potrebbe fare per dare di nuovo ossigeno alla nostra agricoltura e alla nostra manifattura è quella di sbloccare le sanzioni con la Russia; e, invece, non sono neanche state citate nella relazione del Presidente. Voi volete maggiore Europa, ma, se questa è l’Europa che ci proponete, fatta di finti europeisti, ma, di fatto, dei nazionalisti a danno del nostro Paese, su questa partita non ci troverete mai d’accordo. È per questo che noi bocceremo convintamente la risoluzione della maggioranza; voteremo, ovviamente, a favore della nostra e voteremo in funzione delle prospettive delle altre risoluzioni. Noi non vogliamo essere invasi, non vogliamo che questa Europa sia un’Europa della burocrazia; un’Europa, invece, dei popoli, delle piccole patrie, un’Europa fatta di uomini, di persone, e non solo di conti bancari e di codici fiscali da tassare (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

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