Simonetti: senza Riforme Istituzionali il Paese è nel baratro

Inserita domenica, 2 giugno 2013 | da: roberto simonetti
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Oggi si è festeggiato il 2 Giugno, festa della Repubblica.

Pochi i cittadini presenti a Biella, malgrado la buona organizzazione prefettizia.

In un momento storico politico in cui per le amministrative appena svoltesi si presenta un elettore su due malgrado un metodo elettorale  con elezione diretta ed espressione di  preferenza, anche doppia e di genere per  chi dovrà gestire le esigenze primarie dei cittadini. Quindi il problema della partecipazione non è il “porcellum”, ma l’offerta politica e istituzionale attualmente in vigore.

Il Sindaco di Biella nel suo discorso si è lamentato dello Stato Italiano, chiedendosi  se è una Repubblica quella che fa pagare ai territori i debiti dello Stato centrale.

Sono anni che io  lo dico e ripeto. Lo ricordai direttamente anche al Presidente della Repubblica nella sua visita alla comunità biellese tre anni orsono, nel mio discorso al Teatro Sociale. Ben venga quindi, anche se tardivamente , il richiamo di Gentile.

Per ciò la vera domanda da porci è: ma oggi giornata nazionale di ricordo della nascita della Costituzione, non sarà mica proprio questa Costituzione  a dover essere profondamente cambiata in virtù delle modifiche economiche, sociali, organizzative e politiche che gli Stati Nazionali stanno compiendo e subendo?

Il nuovo Parlamento appena eletto per ora “parla” solo, il Governo vivacchia… le riforme tanto attese non partono. Anni di bicamerali, convenzioni, strategie e referendum confermativi disgraziati hanno portato il Nord sul baratro, parole non mie ma del Presidente Squinzi che avvertono il pericolo che se si spegne la luce al Nord sarà notte fonda per tutti.

La necessità della grande riforma, delle grandi ambizioni, che il Governo aveva richiamato in occasione del dibattito sulla fiducia, si è subito scontrata con i pericoli che lo stesso Presidente Letta in qualche modo paventava: il dibattito politico contingente dei veti incrociati.

Il Governo si era  impegnato a realizzare la riforma  entro 18 mesi. Ma non si riesce a capire da quando parte questo termine. Mercoledì scorso si sono votate delle mozioni di indirizzo in tal senso alla Camera e al Senato.  Speriamo di poter quindi considerare il 29 novembre 2014 la data definitiva del vero cambiamento della Costituzione Italiana in senso federale.

Modifiche e riforme  costituzionali invocate a gran voce da larghe maggioranze. Ciò è una buona cosa se però si segue lo spirito e l’esperienza del 1946 e cioè se è sorretta da grandi idealismi, da grandi idealità. Se però queste larghe intesa sono la semplice ricerca di un compromesso al ribasso, dell’ottenimento di  un minimo risultato tanto per rispondere ai richiami del Presidente della Repubblica significa esclusivamente far sprofondare il paese nel baratro definitivamente, senza prova d’appello.

Sarà quindi positivo inserire nella nuova Costituzione tutto ciò che l’Europa ci ha fatto sopportare in termini di perdita di Sovranità nazionale, passato nel silenzio assordante di Parlamento ed opinione pubblica, affinché tutto venga poi giustamente sottoposto a referendum , cosicché i cittadini potranno finalmente votare pro o contro questa tipologia di Europa

Lega Nord sarà in prima linea nel cammino delle riforme, sempre che queste partano davvero.

Roberto Simonetti

Lega Nord Padania

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