Simonetti: discussione generale Labuonascuola 14.05.2015 • Roberto Simonetti

Simonetti: discussione generale Labuonascuola 14.05.2015

Inserita giovedì, 14 maggio 2015 | da: roberto simonetti
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ROBERTO SIMONETTI. Grazie, Presidente. Ministro, innanzitutto la ringrazio per la sua presenza, perché i suoi colleghi su provvedimenti altrettanto importanti, come il Ministro dell’interno, non si sono mai presentati in Aula a difendere i propri provvedimenti. Quindi, di questo le do un attestato di merito, che comunque le spetta.
Tutto il discorso partì da questo volume. È da almeno un anno che sta girando questo volume; da che io sono ritornato in Parlamento l’ho trovato nella casella, l’ho letto con attenzione e immagino che lo abbiano letto con attenzione anche tutti gli insegnanti e tutti coloro che, a vario titolo, lavorano e si occupano del mondo della scuola. Si partì appunto da queste frasi molto importanti, che hanno fatto sognare – diciamo così – centinaia di migliaia di persone: «assumere tutti i docenti di cui la buona scuola ha bisogno». Assumere tutti i docenti: si parte da questi assiomi. È previsto che il 50 per cento dei nuovi docenti da assumere, essendo il restante 50 per cento riservato ai vincitori dei concorsi più recenti della scuola, venga attinto dalle GAE, quindi assumendo tutti coloro che sono nelle GAE.
Insomma, si è dato spazio a un’ampia volontà, da parte del Governo, di dare soddisfazione a tutti coloro che lavorano nel mondo della scuola, per arrivare poi, da questo testo di cui parlavo, da queste promesse, al testo licenziato dal Governo. Io non so se era il suo testo. Le malelingue dicono che sia arrivato solo il 27 marzo, non i primi di marzo, perché il testo che lei aveva portato al Presidente Renzi probabilmente era quello di questo fascicolo, ma lui ci ha fatto avere il testo del disegno di legge atto Camera n. 2994. Per poi arrivare, oggi, a questo testo, di cui ogni pagina la metà è in neretto, il quale è dato – sì – dal lavoro parlamentare e di questo bisogna dare atto, io non dico che non si sia fatto un lavoro parlamentare, anzi il Parlamento ha svolto il suo lavoro.
Ma bisogna capire perché il Parlamento, perché la maggioranza hanno accettato di modificare il testo che il Governo ha presentato alle Camere: non certo per motu proprio, ma certamente perché c’è stata una minoranza in Commissione che ha presentato riserve sul testo e ha presentato una serie di emendamenti che poi, di fatto, in buona parte sono stati anche recepiti – non completamente, ma sono stati recepiti, poi verrò su tale argomento – e soprattutto perché il Governo ha dovuto cedere alla propria previsione perché in piazza sono andati almeno 200, 300 mila insegnati, studenti, famiglie, genitori. E ancora oggi, per lo meno ieri c’era stato un incontro a palazzo Chigi con le rappresentanze sindacali. Ieri il Presidente ha twittato che non chiude il dialogo. Pertanto, il testo, da questo rosa, a quello del Governo, a quello della Camera dei deputati, si modificherà ancora al Senato: un’evoluzione a 360 gradi di quella che era la prospettiva che questo Governo aveva portato in dibattito in Parlamento.
Quindi, sostanzialmente non c’è il testo del Governo, c’è il testo del territorio, c’è il testo delle minoranze, che è fatto proprio dalla maggioranza che ne sbandiera la validità. È chiaro che gli emendamenti sono stati votati dalla maggioranza, ma non sono frutto del lavoro della maggioranza, perché non sono il frutto del Governo, sono il frutto dell’attività parlamentare e delle richieste dei sindacati e del mondo della scuola.
Il piano assunzionale, secondo noi, è incompleto. È incompleto perché, nel piano straordinario di assunzioni, il fatto che non vengano contemplati i docenti iscritti nelle graduatorie di istituto e che il piano di assunzioni preveda solo due canali, tramite le graduatorie di merito e le GAE, discrimina fortemente chi si è abilitato dopo la chiusura delle SSIS. Avendo queste persone un titolo che conferisce l’abilitazione all’insegnamento del medesimo valore, potrebbero essere tentate di avviare dei contenziosi, costringendo il Ministero ad assumerli comunque per scorrimento di graduatoria, al fine di garantire le pari opportunità tra docenti con medesimi titoli, oppure a risarcirli.
Il concorso a cattedra, pur riconoscendo per questi titoli e per il servizio un punteggio aggiuntivo, non riserva a chi è iscritto alle graduatorie di istituto lo stesso trattamento rispetto a chi è iscritto nelle GAE e nelle graduatorie di merito.Pag. 27Noi abbiamo presentato degli emendamenti in Aula. Vedremo poi, durante il dibattito d’Aula, quale sarà la posizione del Governo.
E sul tema delle assunzioni, qui si parlava di 155 mila. In Commissione, mi si è detto: no, non è vero, sono 100 mila, Io qui, invece, leggo 155 mila. Il fatto è che, adesso, nel testo che è stato dato in distribuzione per il dibattito, si dice che tutto il personale docente di fatto serviva e serve. Altrimenti, infatti, non riesco a capire cosa significa se tutti coloro che a oggi hanno lavorato nel mondo della scuola domani devono andare a concorso. Se si tiene lo stesso numero, non capisco perché li si debba mandare a concorso e non li si assuma perché tanto di fatto si possono utilizzare quelle graduatorie e di fatto si possono assumere senza fargli pagare anche i diritti di segreteria; se, invece, il numero messo a bando sarà minore, significa che fino ad ora questi sono stati pagati per non fare niente; o una o l’altra, quindi, questo è un dato soggettivo. Io non credo che siano stati pagati per non fare nulla e non credo neanche, però si può pensare male, che ci sia la volontà solo di prendere i diritti di segreteria per fargli pagare l’esame e per farli continuare a lavorare su un posto di lavoro che hanno già avuto, alcuni anche da più di 36 mesi e alcuni anche da anni. Secondo me, si sarebbe potuto utilizzare questo metodo del triplo canale in modo tale da non fare il concorso e da farli assumere visto che attualmente di fatto lavorano.
Tra l’altro, il piano di mobilità straordinaria previsto dalla nuova bozza del ddl per l’anno scolastico 2016-2017, si potrebbe attuare, a nostro avviso, già dal 2015-2016. Posticipando il tutto, pur dando la precedenza a chi è già assunto a tempo indeterminato dal 1o settembre 2014 rispetto a chi verrà assunto al 1o settembre 2015, si costringe chi ha un contratto a tempo indeterminato, stipulato prima dell’entrata in vigore della riforma Giannini, ad essere iscritto negli albi regionali e, quindi, a rinunciare necessariamente alla titolarità presso la scuola in cui sarebbe potuto essere trasferito dall’anno scolastico 2015-2016, senza, dunque, essere iscritto negli albi regionali. Essere iscritti negli albi regionali mette i docenti nella condizione di dover temere, allo scadere di ogni triennio, uno spostamento non richiesto, ma i contratti di assunzione a tempo indeterminato stipulati prima della riforma Giannini non prevedevano questo tipo di trattamento. Anche questo potrebbe essere fonte di contenzioso.
Guardate, oltre a tutto il percorso appunto delle assunzioni, vi è anche tutta la parte legata alle modifiche che sono state apportate in Commissione. Infatti, il testo iniziale prevedeva appunto una concretizzazione dell’autonomia scolastica che non passava attraverso una vera autonomia, ma passava squisitamente attraverso il potenziamento delle prerogative del dirigente scolastico che diventava sostanzialmente una figura simile a un prefetto o a un podestà, di collegamento diretto più con il Ministero, più con la parte centrale della burocrazia statale, rispetto alle reali esigenze del territorio cui lui doveva andare a rispondere. Di fatto, questo è stato modificato. E ciò lo dico perché prima la valutazione a cui era soggetto il dirigente scolastico era quella del Ministero. È chiaro che il dirigente scolastico, avendo il diritto-dovere di redigere il piano di offerta formativa e il diritto-dovere di scegliersi i professori, andava a costruire tutto questo a sua immagine e somiglianza senza avere l’obbligo, né, talvolta, la voglia e il desiderio, di soddisfare le esigenze delle periferie, degli enti locali e dei territori, ma aveva l’obbligo morale suo e, ovviamente, la sua esigenza personale di rispondere a quello che gli chiedeva il Ministero, la parte centrale, appunto la burocrazia statale. Quindi, rispondeva di più alle esigenze centrali come un prefetto rispetto alle esigenze territoriali. Mi sembrava un pò come quei prefetti che devono ricevere tutti gli immigrati e tutti i profughi e che dicono: vabbè, me li mandate a Roma e io ve li do ai sindaci e aggiustatevi. Insomma, mi sembrava un pò un passacarte di questo tipo. Invece, il dibattito parlamentare, che è emerso anche e soprattutto da numerosi emendamenti che noi abbiamo sottoscritto e rivendicato, porta ad avere, sì la facoltà poi di scegliersi i professori, ma, di fatto, il piano d’offerta formativa viene ad essere votato dal consiglio di istituto, sentite anche le rappresentanze e sentiti gli enti locali perché poi i sindaci di fatto, come io ho detto durante il dibattito in Commissione, sono quelli che pagano il POF; lo pagano in termini di manutenzioni degli edifici, in termini di strutture, in termini di azioni di supporto all’attività scolastica.

  Quindi, il dirigente deve essere autonomo, deve avere una sua peculiarità di movimento, delle peculiarità di azione propria, ma deve essere certamente collegato, anche perché il Piano dell’offerta formativa deve essere collegato al territorio, in modo tale da formare studenti e alunni che non necessariamente devono diventare tutti dipendenti pubblici, non necessariamente devono diventare tutti professori assunti dallo Stato, ma, certamente, la maggior parte di questi dovrà trovare lavoro, e speriamo che lo possano trovare nell’ambito del loro territorio di residenza.

  La delega è un altro problema che è nato, e che comunque vi è ancora: il testo del disegno di legge del Governo inizialmente doveva essere un decreto; poi, ovviamente, non è riuscito nell’operazione di rendere tale prospettiva concreta e, quindi, Renzi pensò di fare un disegno di legge in cui, sostanzialmente, nella parte descrittiva, vi erano i due articoli più importanti, cioè il 7 e l’ 8 – quello relativo all’autonomia, alla pseudoautonomia, e quello relativo al piano assunzionale – e, poi, tutto il resto lo aveva inserito nella delega, a cui pensava, poi, di dover ottemperare successivamente in solitaria, come è suo stile fare. Fortunatamente, la delega è stata asciugata, ma è ancora molto corposa e questo, di fatto, si può quasi considerare un decreto-legge indiretto, nel senso che il Parlamento gli dà ampia facoltà di intervenire anche su tutte le parti che, poi, sono state oggetto di dibattito, di votazione e di modifica parlamentare.
Per quanto riguarda quello che dicevo prima sul collegamento fra il mondo della scuola e il mondo del lavoro, buona la parte legata al coinvolgimento della parte imprenditoriale nei percorsi formativi. Un appunto che io chiedo al Parlamento di rivedere è la quota minima per la costituzione degli Istituti tecnici superiori, gli ITS. I 100 mila euro, per esperienza personale, potrebbero inficiare la realizzazione e la concretizzazione di nuove fondazioni. E questo ve lo dico per esperienza personale, perché, nel mio territorio, quando ero presidente della provincia, ho dovuto, innanzitutto, litigare con il territorio per riuscire a convincerli della bontà della concretizzazione e della formazione di questi ITS. La seconda partita era quella di riuscire a trovare i fondi, che, ovviamente, sono messi da parte di chi diventerà socio di questa fondazione e che vengono tolti dalle casse dei rispettivi soci e messi instand-by a garantire la funzionalità degli ITS, cosicché ci possa essere il riconoscimento attraverso la prefettura.
I 100 mila euro significano che nessuno riuscirà ad arrivare a tale quota, perché adesso gli enti locali non hanno più fondi a disposizione da tenere in stand-by e, pertanto, se abbassate – come noi abbiamo previsto negli emendamenti – questa quota, molto probabilmente, maggiori fondazioni ITS si potranno costituire con tutto ciò che di benevolo questo porta.
Sulla formazione dei professori, noi abbiamo proposto degli emendamenti – che non sono stati accolti e vedremo durante il dibattito parlamentare se verranno accolti – per dare qualcosa di maggiore concretezza agli stessi. Infatti, si dice al professore che ha 500 euro l’anno per poter andare anche ad assistere a delle mostre o a vedersi dei film al cinema: capisco che c’è tutto un mondo culturale legato a questi fattori, ma si dovrebbe dare loro la possibilità di frequentare dei corsi formativi a punteggio come fanno tutti gli ordini professionali di questo Paese. Io sono libero professionista geometra e per poter continuare ad essere iscritto devo frequentare dei corsi di formazione – per il dottore commercialista è lo stesso – che vengono certificati dalla presenza. Volerli aiutare attraverso il pagamento di queste ore, attraverso il pagamento delle spese che possono avere per accedere e frequentare questi corsi di formazione, secondo me, diventerebbe un fattore più professionale, più meritevole, rispetto a quello di dare loro 500 euro affinché possano comprarsi i biglietti del cinema o assistere a mostre museali.
Io mi fermo qui, non so neanche quanto tempo abbia ancora a disposizione. Prima, giustamente, l’onorevole Ascani ha utilizzato un proverbio cinese: io volevo andare a chiudere con un’altra massima cinese, non è un proverbio, ma è un pensiero, se non sbaglio, di Mao Tse-tung, che dice che chi vuole attraversare un fiume deve dotarsi di ponti e, se non hai il ponte, non pensare ad attraversare il fiume. Mi sa che qui non ci sono ancora i ponti, se il dibattito a Palazzo Chigi è ancora in corso con le sigle sindacali. Quindi, prima di cercare di attraversare il fiume qui in Parlamento, capiamo se ci sono o non ci sono i ponti(Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).


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