Simonetti: dichiarazione voto finale Labuonascuola del 20.05.2015

Inserita mercoledì, 20 maggio 2015 | da: roberto simonetti
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#Buonascuola? Meglio una Scuola Normale….

ROBERTO SIMONETTI. Grazie Presidente, signor Ministro, questo è un disegno di legge che avete chiamato la «buona scuola», un nome che voleva dare un tocco di poesia a una situazione, quella scolastica, che poi si è rivelata e manifestata, però, nella sua cruda realtà: una situazione certamente più esplosiva che politica. Siete partiti dal consueto libretto rosso, già mostrato in discussione sulle linee generali, forse ad imitare il condottiero Mao Tse-tung, un libretto, questo, in cui il Premier ha proposto le citazioni del suo pensiero di scuola da attuarsi attraverso questa che, voi chiamate riforma, ma che, di fatto, non lo è. Tanti titoli avete proposto, poche tesi, tante attese, poche concretezze, tante assunzioni promesse, questo sì, le promesse ci sono, 155 mila, ma neanche centomila quelle reali. Una riforma del mondo scolastico era ed è, sì,
necessaria, una riforma però che avrebbe dovuto essere maggiormente condivisa, non compressa dalle solite esigenze temporali del Governo. Un Governo che ha schiacciato nuovamente le prerogative e il dibattito del Parlamento.
Un Governo che, sì, è presente, e ringrazio il Ministro Giannini, alla quale ho già ricordato che il Ministro Alfano non è mai venuto a difendere i suoi provvedimenti. Lei, sì, è qui presente in Aula, ma totalmente silente ai nostri rilievi, alle nostre richieste: nessun confronto, nessuna risposta alle nostre domande e riflessioni, se non le asettiche parole di rito ed il laconico «parere contrario», come se tutto ruotasse solo sui social network, sui giornali. Avete trasformato questo Parlamento democratico in una dépendance della comunicazione virtuale: meglio un tweet che una risposta in Aula (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini).
A questo provvedimento è mancata una strutturalità forte, come per esempio dare finalmente vita alla regionalizzazione delle assunzioni. Si è voluto correre, sempre correre, e si è quindi persa per strada la detraibilità del 5 per mille alle istituzioni scolastiche. Non si è ragionato in modo completo sul capitolo delle stabilizzazioni e non si è risolta in pieno la necessità di dare finalmente una solida prospettiva economica alle scuole paritarie. È stata però mantenuta – quella sì, l’avete mantenuta – un’ampia delega al Governo, che potrà così modificare a suo piacimento il mondo della scuola nella sua splendida solitudine autoritaria tanto cara al Presidente Renzi, senza che nuovamente il Parlamento possa esprimersi in merito. Una riforma figlia del ginepraio che è la scuola statale, una riforma che purtroppo non dipana la matassa ingarbugliata di questa stratificazione. Mille sigle, mille realtà personali, mille situazioni che costituiscono questo ginepraio fondato sul precariato. Le SSIS, le graduatorie ad esaurimento, i tirocini formativi attivi, l’insegnante tecnico-pratico, le graduatorie di merito, le graduatorie di istituto, i percorsi abilitanti speciali, gli idonei ai vari concorsi: una situazione esplosiva, appunto, che solo la burocrazia borbonica di questo Paese, ormai in decadenza totale, poteva creare (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini).

Tante sigle un solo denominatore comune: il precariato. Vi sono 250 mila precari e ora ne assumerete forse 100 mila; molti, però, verranno discriminati, perché molti, a parità di titoli, per essere assunti a tempo indeterminato, dovranno vincere un concorso. I cugini verranno assunti perché sono nelle GAE e i cugini poveri dovranno fare il concorso e pagarsi pure i diritti di segreteria, di modo che così c’è anche il «pizzo di Stato» per poter confermare i propri diritti. Noi abbiamo proposto un reclutamento tramite il triplo canale a scorrimento, sulla base delle graduatorie degli istituti su base provinciale. La fretta – sempre la fretta – ha impedito il dialogo e non avete accettato la nostra proposta. La fretta produrrà contenziosi infiniti, così come è successo con la riforma Fornero. Ci risiamo. È il vostro metodo di legiferare, quello appunto di dedicarsi sostanzialmente alla quotidianità e non alla prospettiva di lungo respiro. Ci saranno numerosi ricorsi e le coperture non saranno sufficienti, così com’è stato con gli esodati della riforma Fornero. Volevate dare sostanza all’autonomia scolastica, Renzi però l’aveva pensata a sua immagine e somiglianza: dirigenti come podestà, intoccabili, inavvicinabili, a stretta dipendenza della burocrazia centrale e a scapito delle esigenze dei territori. Fortunatamente, la battaglia politica in Commissione fatta dalla Lega Nord e la piazza degli scioperi, ancora oggi presente fuori, hanno portato a miti consigli questo Governo, che ha dovuto cambiare prospettiva e cambiare radicalmente la posizione sul dirigente scolastico. Un’autonomia, quella del dirigente, che sosteniamo, ma all’interno del perimetro del piano dell’offerta formativa votato dal consiglio di istituto e redatto in collaborazione con le realtà locali, le realtà sociali e territoriali, gli enti locali, i sindaci, che poi, tra l’altro, sono coloro che pagano sul campo il funzionamento delle scuole, malgrado i tagli agli enti locali che voi state perpetuando da tre anni a questa parte (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini).
Un dirigente, quindi, con l’occhio rivolto verso il basso, verso la realtà, non verso l’alto della burocrazia ministeriale, come proponeva Renzi nel suo disegno di legge. Parzialmente bene sulle paritarie – dico parzialmente bene –, ma si poteva e si doveva fare di più. Sono pochi 400 euro di detrazione per
le spese scolastiche. Qui il problema non è se c’è la privatizzazione del sistema scolastico, ma il tema vero è dare strumenti di scelta alle famiglie meno abbienti, perché le scuole paritarie nacquero quando lo Stato centrale non riusciva a dare delle risposte alle comunità, e i sindaci, le comunità e i territori si sono autofinanziati per dare delle prospettive alle loro nuove generazioni (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini). Il vostro è un mondo al contrario, che taglia i diritti e le possibilità ai territori e dà più sostanza al centro.

È questo il vero dibattito da fare, non quello stantio che ci ha dedicato tre ore questo Parlamento nella giornata di ieri. Su questo frangente, probabilmente, troviamo il limite della «buona scuola»: il presupposto storico e atavico della sinistra in cui il pubblico deve intervenire in modo massiccio nel mondo reale; il limite storico della sinistra, che continua purtroppo a permeare la produzione legislativa di questi periodi. Infatti, per voi del Partito Democratico gli assiomi sono sempre gli stessi: più Stato e meno libertà, più pubblico e meno privato. Ecco il limite dell’impianto di questa riforma, il limite di non aver voluto enfatizzare l’identità, i territori, ma di aver voluto nuovamente appiattire l’istruzione ad un pensiero unico, ad una visione nazionale, una prospettiva unitaria che mortifica le differenze, le peculiarità locali, la cui esaltazione invece sarebbe stata il vigoroso volano per la ripresa sia economica che morale delle comunità dei mille campanili. Se si fosse attuata una visione federale anche del mondo della scuola ciò avrebbe dato nuovo orgoglio a questo Paese, ormai ripiegato su se stesso, un Paese privo di una prospettiva di lungo periodo schiacciato dal peso del suo passato che, purtroppo, è sempre presente e purtroppo è sempre attuale.
Signor Presidente, signor Ministro, questa legge, come ho già ricordato, l’avete chiamata la «buona scuola», un nome anche romantico. Guardi, per me bastava un nome anche più umile: io l’avrei chiamata la scuola normale. Però, bisognerebbe vivere in un Paese normale e l’Italia non è un Paese normale e pertanto la Lega Nord voterà contro questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini – Congratulazioni).

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