Simonetti: dichiarazione di voto DL abolizione voucher del 06.04.2017

Inserita sabato, 8 aprile 2017 | da: roberto simonetti
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ROBERTO SIMONETTI. Grazie, Presidente. In un Paese normale che ha la necessità di attrarre investimenti, risorse, avere maggiore credibilità all’estero, sburocratizzare, insomma ammodernarsi, che cosa si fa? Non si perde del tempo. Un Paese normale, con un Governo normale, non viene in Aula proponendo un decreto soppressivo avendo già fatto un accordo di maggioranza per avere un decreto sostitutivo, perché un Governo normale in un Paese normale viene in Aula e prende il testo della Commissione lavoro, che ha lavorato per almeno un anno sulla riforma dell’abuso dei voucher, e porta al Paese, nell’immediatezza, una soluzione concreta all’abuso dell’utilizzo di una formula contrattuale che nacque per il lavoro meramente occasionale. In un Paese normale il Governo, sorretto da una maggioranza, non viene a dire che è colpa di qualcun altro quando tutti i provvedimenti legislativi che hanno portato ai 134 milioni di voucher staccati provengono dalla sua legislazione; è una legislazione che non arriva neanche dalle legislature precedenti ma da questa. Quando il Presidente Letta, che sedeva su quei banchi, ha tolto, appunto, la definizione di meramente occasionale allargando a tutti i settori, e quando Renzi, da quei banchi, ha prodotto l’aumento della possibilità di utilizzo dei voucher da 5.000 a 7.000 euro attraverso il Jobs Act, quando da quei banchi, con il decreto legislativo n. 81 del 2015, si è allargata la maglia delle possibilità di utilizzo dei voucher, è stato lì che si è prodotto il vulnus che ha comportato un passaggio da 500 mila voucher nel 2008 a 134 o 136 milioni dell’anno scorso. È questo il punto.

E, quindi, il punto è questo, il Parlamento aveva prodotto nelle Commissioni competenti, la Commissione lavoro e anche altre Commissioni in cui si è dibattuto – e lo abbiamo sentito oggi durante la fase emendativa – che alcuni settori comunque necessitano di questo strumento contrattuale. Capisco che la grande distribuzione, che è già stata ricordata, può utilizzare altre forme contrattuali, tuttavia non ci sono altre forme idonee nel settore turistico-alberghiero, non ci sono per le famiglie, non ci sono per gli enti locali, non ci sono se non attraverso un’assunzione a tempo subordinato che ha dei costi folli.

Come fa una famiglia ad assumere una colf a tempo determinato, o indeterminato addirittura, se poi la deve utilizzare 3-4 ore a settimana? Come fa un pizzaiolo? Qui ci è stato detto che il pizzaiolo può fare il job on call, può fare il lavoro intermittente o, comunque, il lavoro a chiamata, però fare questo vuol dire che deve fare un contratto subordinato, avere uno zoccolo di costo fisso anche se poi non deve utilizzarlo e poi chiamarlo durante i periodi in cui ne ha la necessità. Ma se avesse lavoro tutti i giorni e già programmato, il pizzaiolo farebbe un contratto di lavoro a tempo indeterminato e non avrebbe problemi.

Qui si vuole aiutare, con i voucher modificati, quella parte d’impresa sana, quella parte di settori produttivi sani e onesti che utilizzano questo strumento per dare soddisfazione a se stessi e dare soddisfazione a tutti coloro che in determinate casistiche hanno la necessità di lavorare, hanno la necessità comunque di lavorare e di avere anche dei diritti, perché hanno diritto all’INAIL e hanno il diritto anche a una contribuzione. Non è sufficiente? Ebbene, nel testo che avevamo prodotto c’era una diversificazione: c’era il raddoppio della paga al lavoratore per le attività di impresa e per le imprese e il raddoppio del versamento dei contributi perché 10 euro non erano sufficienti. Ebbene, allora portiamoli a 20, portiamoli a 30 e aumentiamo la contribuzione, però non buttiamo via tutto, non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca. L’acqua sporca che voi volete buttare via è quella di un’ennesima figuraccia rispetto all’esito referendario, rispetto all’esito della votazione referendaria, perché se è vero come è vero che più di un milione di cittadini hanno sottoscritto questo quesito è altrettanto vero che il Governo avrebbe potuto metterci la faccia diversamente e affrontare il tema in un dibattito elettorale attraverso quella proposta che pare già esserci nell’aria, così come si evince da notizie giornalistiche, di cui però noi non ci fidiamo.

Se quello che leggiamo è il minijob alla tedesca, noi crediamo – e anzi siamo certi – che la sostituzione del minijob ai voucher significherà creare una precarizzazione del lavoro ancora maggiore, perché il miraggio dei 400 euro al mese senza diritti, che è quello del minijob alla tedesca – dite -, ma senza tutto il welfare che la Germania dà alle famiglie, creerà una serie infinita di nuove povertà e di nuove situazioni di precarietà, che saranno peggiori di quelle prodotte dall’utilizzo dei voucher nella nostra visione e addirittura peggiori dei vostri voucher nella vostra visione.

In Germania ci sono sussidi per il baby sitting, ci sono sussidi per il welfare, ci sono sussidi per gli affitti, ci sono sussidi per lo Stato sociale. Qui, invece, siamo un po’ scarsi di sussidi, tant’è vero che in Italia ci sono più di 4 milioni di poveri, più di un milione di famiglie povere, e voi nel “decreto povertà”, che avete stancamente approvato, poche settimane fa, dopo anni di giacenza nelle Commissioni al Senato, non mettete i soldi necessari ad affrontare questo tema e ad affrontare questa situazione di povertà del Paese.

Quindi, noi siamo veramente preoccupati. Siamo preoccupati per tutte quelle 500 mila persone che hanno utilizzato i voucher. Erano troppe? Erano tante? Erano sfruttate? Probabilmente sì. Bisognava regolamentare; si doveva regolamentare, non si doveva cancellare, perché, tra l’altro, si è anche cancellato con un metodo barbaro, con un metodo trogloditico, perché la proroga della situazione di tutti coloro che hanno acquistato i voucher alla data del 17 marzo va ad essere normata con un comunicato stampa del Ministero. Io credo che solo nel Medio Evo – ma forse neanche nel Medio Evo – si potesse avere la presunzione, l’arroganza e la mancanza di vergogna di dire questo al Parlamento, con un Ministro che viene per lo svolgimento del question time e dice al Parlamento che un suo comunicato stampa ha valore di legge.

Se il Governo pensa che quest’Aula sia da trasformare da Aula legislativa ad Aula confermativa delle scelte del Governo, io credo che abbia sbagliato indirizzo. Io non credo che il Governo abbia la possibilità di normare a colpi di comunicati stampa; ci sono i decreti ministeriali, le circolari, le interpretazioni, i decreti-legge e i decreti legislativi. C’è un mondo di burocrazia costituzionalmente definita che non viene utilizzata, invece.

E questo cosa comporterà? Comporterà che tutte quelle imprese che hanno acquistato i voucher fino al 17 marzo si troveranno in difficoltà a poterli utilizzare. Quindi, davvero non ci sarà una proroga, ma ci sarà un vuoto normativo e questo vuoto al massimo potrà essere colmato da una situazione di limbo giuridico, in cui tutti potranno sguazzare, perché gioverà all’imprenditore che non ha la norma che lo obbliga ad accendere il voucher 60 minuti prima, perché è abrogata dal comma 1 dell’articolo 1.

Se io fossi un imprenditore non onesto – e purtroppo ce ne sono – il voucher lo accendo quando mi viene l’ispettore dell’INPS: quando arriva l’ispettore, io accendo il voucher, perché tanto non può farmi la sanzione, perché la sanzione è abrogata. Se la sanzione è abrogata, allora, a mio avviso, su qualsiasi sanzione applicata si può fare ricorso e può essere appellata e certamente davanti al giudice del lavoro l’imprenditore fraudolento avrà buon gioco a dire che la norma non c’era, perché l’unica parte di “succo” è un comunicato stampa.

Presidente, io concludo dicendo che noi voteremo contro questo decreto. Noi votiamo contro questo decreto non perché eravamo a favore dell’abuso dei voucher, ma perché in un Paese serio, un Governo serio e un Parlamento serio non perdono tempo; il tempo si dedica per dare soluzioni alle imprese, alle famiglie e ai lavoratori e, pertanto, in Aula si doveva arrivare con una modifica degli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo n. 81 e non con la sua abrogazione, lasciando in difficoltà imprese, lavoratori e famiglie (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

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