Mozione esenzione IMU agricola dei terreni del 06.05.2015

07/05/2015 alle 10.23

ROBERTO SIMONETTI. Grazie, Presidente. L’IMU sui terreni agricoli è l’ennesima vessazione che questo Governo impone sulla testa dei cittadini italiani e, soprattutto, è una nuova difficoltà per i contribuenti e per i comuni. È tutta una genesi molto particolare quella dell’IMU agricola, che parte già dal 1992 per poi modificarsi nel 2012. Ha tre passaggi legislativi, almeno quattro circolari dell’Agenzia delle entrate, per poi arrivare a questo «porto vergognoso» del decreto-legge n. 66 del 2014 (quello diventato famoso per gli 80 euro, ma che poi abbiamo capito chi li paga questi 80 euro, li paga la gente che lavora e, soprattutto, quelli che non li ricevono questi 80 euro). Il decreto-legge prevedeva che si dovesse arrivare ad un’esenzione dell’IMU per i terreni agricoli, ma era stata fatta una classificazione davvero incredibile, che era quella dell’altitudine stabilita dall’ISTAT: sopra i 600 metri, non pagava nessuno, tra i 280 e i 600 metri, solo per il proprietario che non era coltivatore diretto o imprenditore agricolo, sotto i 280 metri, tutti. Cosa prevedeva questa esenzione ? Prevedeva, però, che i 600 metri non erano quelli dell’altitudine del terreno. Se la sede comunale di un terreno posto a 1.000 metri, era compresa nella fascia sotto i 600 metri, si doveva pagare l’IMU, perché non era ritenuto montano. Questo poi avrebbe portato delle conseguenze, come rilevato anche da molti sindaci deputati del partito di maggioranza, che ovviamente quando sono sul territorio non difendono i provvedimenti che poi votano qui alla Camera dei deputati. Molti sindaci avrebbero spostato la sede legale del municipio in una quota superiore a 600 metri, per esentare i loro cittadini. Per cui qui la porcata la votavano, per farla pagare agli altri, a quelli che non avevano la possibilità di avere una sede al di sopra dei 600 metri. Poi si arrivò all’ennesima arlecchinata, quella del decreto-legge n. 185, del 2014, che spostava evidentemente la rata da dicembre a gennaio, e che venne inglobata nella legge di stabilità per il 2015, perché non si capiva più niente. I cittadini un po’ pagavano, un po’ non pagavano, non si capiva se ci sarebbero dovute essere delle sanzioni. Fino ad arrivare alla tragiconomica che è quella dell’attesa della sentenza del TAR. Noi dobbiamo aspettare il 17 giugno 2015, perché molte realtà hanno fatto ricorso a questo prelievo, di fatto forzoso, e, invece, il Governo non vuole attendere l’esito della sentenza del TAR per andare a eliminare questo ulteriore balzello. È un balzello che va a colpire l’agricoltura, va a rastrellare milioni di euro a danno di chi lavora, dei contribuenti, tassando uno strumento che è uno strumento di lavoro, perché il terreno agricolo è un imprescindibile bene strumentale dell’impresa e ne è sostanzialmente lo strumento di guadagno. L’agricoltura è uno dei pilastri fondanti dell’economia e questa imposizione è iniqua e vessatoria e va abolita totalmente, al fine di evitare un ulteriore appesantimento fiscale del comparto agricolo e agroalimentare, perché il comparto agricolo e agroalimentare, oltre a questa dell’IMU agricola, va a cubare, con tutti i prelievi fiscali che ci sono, quasi un miliardo di euro, facendo la somma sull’imposta TASI sui fabbricati rurali e strumentali, le rivalutazione dei redditi dominicali, le norme IRPEF per la mancata coltivazione dei fondi, la mancata detraibilità del gasolio agricolo, l’IMU stessa. Questo è un comparto che non può più sopportare questi balzelli, anche perché poi entra in un dumping competitivo con gli altri territori dell’Europa. Infatti nessun altro Paese in Europa, se non la Francia – che ha comunque delle aliquote e delle somme certamente più basse –, va a colpire quindi la produttività perché ha un costo in più, in un settore, appunto, già in difficoltà. Tra l’altro vengono colpiti tutti i terreni. Vengono colpiti anche i terreni nelle zone colpite da calamità naturali (le alluvioni, i terremoti, le valanghe), tutti quelli colpiti da avversità atmosferiche, che sono beni strumentali che non possono produrre, perché ci sono delle situazioni ambientali e di calamità naturale che li rendono improduttivi, eppure devono pagare lo stesso. Voi questa partita di fare pagare la proprietà ce l’avete proprio nel DNA, perché per voi la proprietà è un delitto. Per voi chi possiede dei beni li ha rubati, perché ovviamente è un evasore fiscale e ovviamente bisogna vivere tutti nelle case popolari, bisogna vivere tutti a sussidio di qualcun altro. Chi lavora per noi, invece, va difeso, perché tutti coloro che hanno delle proprietà, se le sono fatte con gli averi che derivano dal sudore della loro fronte e soprattutto dal sudore della loro famiglia. L’IMU sui terreni agricoli, quindi, deve considerarsi una nuova patrimoniale, che mortifica e svilisce questo settore. C’è un’ulteriore ciliegina su questa torta – che ricordo a tutti non essere una torta alla crema – che è quella che i comuni devono incassare questi soldi, ma neanche se li tengono. Sostanzialmente i sindaci devono fare gli esattori affinché poi voi spendiate qui, a Roma, senza fare i tagli ai Ministeri, i soldi dei proprietari dei terreni agricoli. Questa è veramente una ciliegina, che fa sì che voi vi facciate belli, con i tweet, con le immagini televisive e con le interviste ai telegiornali. Ma le operazioni impopolari le fate fare ai territori (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini) ! Le fate fare ai sindaci, ai presidenti delle province, ai presidenti delle regioni ! E poi ci mandate gli extracomunitari e poi ci mandate tutti i clandestini ! E sono sempre i sindaci – senza soldi, perché li prendono dai loro cittadini e ve li mandano qua e voi ve li mangiate nei Ministeri – che devono i risolvere problemi concreti della quotidianità. Noi non accettiamo le riformulazioni, sottosegretario. Apprezziamo l’impegno, ma è insufficiente. Noi dobbiamo eliminare da subito quest’imposizione fiscale, già a partire dal 2015. Non possiamo aspettare l’esito positivo della ripresa del PIL affinché ci sia la possibilità di abbassare le tasse, attraverso la local tax, che sarà comunque un aumento delle tasse locali, la local tax, perché, tra l’altro, i dati che ci forniscono sia l’ISTAT sia la Commissione europea non è che diano una ripresa economica tale per cui ci sia la possibilità di abbassare la pressione fiscale. Tra l’altro siamo il fanalino di coda e avremo una ripresa economica peggiore di quella della Grecia, che è il fanalino di coda e non sappiamo neanche se rimarrà all’interno dell’Unione europea e dell’euro. Quindi non so con quali prospettive lei creda che noi possiamo credere alla riformulazione che lei ci ha proposto. Noi vogliamo un impegno concreto da subito affinché vengano esentati tutti quei terreni, come ho ricordato prima, che sono soggetti a calamità naturali. In più vorremmo anche che vi fosse una definizione più chiara – non quella del 1952 – su ciò che è montano e su ciò che non è montano, perché noi abbiamo comuni che sono in riva al mare, quindi a quota zero, ma che sono definiti montani, perché all’epoca erano inseriti all’interno delle comunità montane, che parzialmente sono state eliminate con legge nazionale, ma che poi le regioni hanno mantenuto e in parte cancellato. Scusi l’espressione, Presidente: è un casino totale quello della montanità. Mettiamo mano prima alle specificità della montanità e poi andiamo a colpire veramente i territori che non sono montani ! Adesso è troppo complicato, non basta una quota dell’ISTAT, va coinvolta la Conferenza Stato-città e autonomie locali. Soprattutto va anche attesa, come dicevo prima, la sentenza del TAR, che potrebbe fare cadere questo castello di carte, perché ovviamente tutto è in bilico, come tutte le finanziarie e tutti i provvedimenti legislativi economici di questo Governo: sono tutti in bilico, ma purtroppo i cittadini, per tenerli in piedi, devono sempre pagare, sempre di più, e tutti i giorni devono pagare (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Lega dei Popoli – Noi con Salvini).

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