Documento di Economia e Finanza 2012 del 26.04.2012

09/06/2012 alle 07.07

Signor Presidente, il Documento di economia e finanza 2012 certifica con i numeri la nostra contrarietà politica ai provvedimenti che questa maggioranza eterogenea ha dato, purtroppo, in dote allo Stato. Siamo qui a dibattere, ma ho sentito, sia in Commissione che in Aula, che nessuno è padre di questo Documento; nessuno vuole avere la paternità di tutte le azioni che sono state sin qui prodotte e che sono squisitamente un aumento della tassazione. Anzi, nei documenti che si propongono, al posto del DEF e del PNR, si parla di fare delle cose che sono il contrario delle politiche che sin qui sono state adottate da Monti. Mi riferisco a un minor rigore e ad una maggiore politica di crescita, che è quello che la Lega Nord dice da sempre, ma che in solitaria ha dovuto propagandare. Ci sono anche dei dati politici: l’Italia non ha più la sua autonomia finanziaria, non ha più la sua autonomia di politica economica. Il tandem Merkel-Sarkozy ha dominato l’Europa ed ha portato allo sfacelo l’Europa, così come avevamo previsto. Avete inseguito lo spread, avete inseguito un’austerità distruttiva per dare la possibilità alla Germania di avere investimenti sul proprio territorio, a discapito dei nostri, perché aveva dei tassi più bassi: questa è la genialità dei professori, che vanno sempre contro i popoli. Bisogna citare i dati ed i numeri, perché qui tutti hanno parole, ma nessuno mette i numeri, perché quando si citano i numeri il DEF è preoccupante: per il PIL meno 1,2 per cento nel 2012, dice il Governo; l’occupazione, l’anno prossimo, meno 0,6 per cento. Ma altri istituti forniscono delle cifre peggiori del 25 per cento: per l’IRS il PIL diminuirà dell’1,5 per cento; Prometeia parla di meno 1,5 per cento; il CER meno 1,4; Confindustria prevede per il prossimo anno un meno 1,6 per cento, grazie e per causa della vostra politica economica; sull’occupazione si prevede una diminuzione dell’0,8 per cento; meno 1,1 e meno 0,7 viene certificato da terzi. Quindi, devo dire che il Governo mette un po’ la polvere sotto il tappeto, dando dei dati inferiori. Le politiche del Governo: oltre alla tassazione – su cui tornerò dopo – hanno adottato il decreto liberalizzazioni e semplificazioni, ma sapete, con i numeri, quanto questo inciderà sulla crescita? Niente! Si prevedono maggiori consumi pari a 0,1 cento; maggiori investimenti pari a 0,5 cento; un aumento dell’occupazione pari a 0,2 per cento. Ci avete tenuto qui, con due decreti – di cui uno neanche coperto, da un punto di vista economico – e questi danno dei risultati pari a un buco nell’acqua! Un pareggio di bilancio fantoccio, molto fragile, come viene definito dalla Corte dei conti, che non si raggiungerà nel 2013 se non, al massimo, con uno 0,5 per cento di scarto, ma si raggiungerà, probabilmente, nel 2015 o nel 2017, come dice l’FMI. E come si raggiunge? Si raggiunge con una tassazione eccessiva, sopra la media europea, e senza tagliare le spese improduttive. Il 50 per cento del PIL è spesa improduttiva, ed il 46,6 per cento sono nuove tasse. Dei 206 miliardi del triennio (50-75-81 del 2012-2013-2014) ben il 70 per cento di queste entrate è di nuova tassazione, una vergogna internazionale. E il risultato di tutta questa tassazione sapete dove porta? Porta a meno 2,6 per cento del PIL nel triennio 2012-2014, meno 3,5 per cento dei consumi alle famiglie, meno 5 per cento degli investimenti fissi lordi e 75 miliardi bruciati in recessione. Questi non sono dati del nostro abile ufficio studi, ma della Corte dei conti. Sono dati della Corte dei conti che certificano l’incapacità di programmazione economica di questa maggioranza di oltre 500 deputati che, ovviamente, fa passare tutto tramite fiducia. Sono mancate le politiche strutturali. Il federalismo fiscale, solo per fare uno sgarbo alla Lega e al nord, non è stato più preso in considerazione. Sono stati dimenticati i costi e i fabbisogni standard ed è stata dimenticata la politica del federalismo demaniale. Si parla tanto di dismissione del patrimonio dello Stato, ma non si è proseguito in quella strada. È stata distrutta l’autonomia degli enti locali attraverso l’IMU prima casa e il 50 per cento della seconda casa allo Stato. Ricordo la tesoreria unica, che è una vera rapina di Stato nei confronti dei cittadini degli enti locali e la compartecipazione IVA che, da regionalizzata, è stata statalizzata in modo da non rendere più competitivo il rapporto tra eletto e commerciante, tra eletto ed imprenditore, per combattere l’evasione fiscale. Non vi è alcun taglio alla spesa, anzi addirittura abbiamo visto il caso delle auto blu ed oggi in Commissione gli stipendi della riorganizzazione del Ministero della sanità. Gli unici tagli che avete fatto sono quelli alle pensioni, all’articolo 18 e agli enti locali per 12 miliardi nel triennio. Eppure i problemi ci sono comunque, a prescindere dagli attacchi strumentali che la Lega Nord subisce apposta perché unica forza di opposizione a questo Governo. I problemi rimangono a prescindere da questo attacco politico. Bisogna proseguire sull’autonomia dei territori e risolvere la questione settentrionale, perché la questione meridionale ci ha stufato. Sono cinquant’anni che si parla di questa questione meridionale, ma la vera questione è la questione settentrionale e non quella meridionale (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Bisogna risolvere i problemi delle imprese e dei pagamenti, allentare il Patto di stabilità, nonché dare competitività alle piccole e medie imprese sostenendole attraverso il credito. Adesso parlate nella vostra risoluzione di obbligare le banche a dare credito (quelle banche che hanno preso in prestito i soldi della BCE all’1 per cento), ma non ci sono state azioni del Governo in tal senso quando la Lega Nord lo aveva richiesto, anche con emendamenti che sono stati ovviamente o resi inammissibili, o votati in maniera contraria. Abbiamo anche fatto delle proposte, non solo all’interno della nostra risoluzione, ma anche attraverso una raccolta di firme per delle proposte di legge di iniziativa popolare. Si parla nei vostri testi di separazione delle banche commerciali da quelle d’affari. Ma siete in 550! Fate una legge al posto di fare delle risoluzioni (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Ci ha pensato la Lega Nord attraverso una raccolta di firme, così come dare maggiori possibilità alle famiglie attraverso una busta paga più pesante. La tutela della sovranità nazionale: se ne parla da sempre, ma l’unica forza politica che ha portato in dote al Parlamento questo tema è la Lega Nord e lo porterà anche attraverso questa raccolta di firme per una proposta di legge popolare. Il federalismo istituzionale è ovviamente la soluzione, insieme al taglio della spesa pubblica. Diciamo che stiamo vivendo in un momento storico che certifica quanto la Lega Nord da sempre dice, ossia innanzitutto che l’Italia è decisamente troppo lunga e la soluzione per noi è l’indipendenza della Padania, cara Presidente della Camera. Non c’è alternativa alla Padania per tutto lo Stato, non c’è alternativa a questa situazione nuova e, a mio avviso, bisogna anche iniziare a ragionare – è descritto nell’ultima parte della nostra risoluzione - dell’antieuropeismo che si sta creando, attraverso anche votazioni democratiche e prese di posizioni ufficiali come il voto in Francia e le dimissioni del Presidente olandese che giustamente ha detto che non avrebbe fatto il pareggio di bilancio sul sangue dei pensionati, cosa che invece voi avete fatto senza alcun problema. È chiaro che questo antieuropeismo potrebbe portare a un dissolvimento dell’area economica e monetaria dell’euro. Lo abbiamo scritto nella risoluzione ed è bene che si inizi a ragionare in questo senso. Per noi la soluzione è la Padania, è un’Europa non degli Stati, ma delle regioni, delle euro-regioni rispetto alle quali la Padania si candida, con autorevolezza, a guidare la euro-regione dei produttori. Ovviamente voteremo favorevolmente alla nostra e contrariamente a tutte le altre risoluzioni presentate (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

 

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