Discussione decreto stadi n.119/14, e della protezione internazionale. del 01.10.2014

Inserita giovedì, 2 ottobre 2014 | da: roberto simonetti
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  ROBERTO SIMONETTI. Signor Presidente, interveniamo oggi in Aula per la conversione dell’ennesimo decreto-legge, l’ennesima forzatura di questo Governo in una tematica che nulla ha di urgente, cioè, la tematica è urgente, ma la modalità con la quale viene attuata questa risoluzione per noi non è consona a quanto pongono i requisiti di necessità e urgenza che legittimano appunto le iniziative della decretazione ai sensi dell’articolo 77 della Costituzione. Questo lo richiamano molte sentenze della Corte costituzionale in quanto c’è un’elevata disomogeneità nel contenuto di questo decreto-legge, il che comporta una valutazione differenziata appunto sulla sussistenza dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza per ciascuna delle disposizioni legislative in essere. Infatti posso ricordare diverse sentenze della Corte costituzionale, come la n. 171 del 2007, nella quale stabilisce la legittimità costituzionale dell’articolo 7, comma 1, lettera a) del decreto-legge n. 80 del 2004; poi la sentenza n. 128 del 2008, attraverso la quale la stessa Corte puntualizza l’evidente mancanza dei presupposti fattuali e la disomogeneità dei decreti-legge.
Perché noi diciamo che questo decreto-legge è disomogeneo ? È disomogeneo perché viene data alla stampa, ai media, ai cittadini l’informazione che questo sia un «decreto stadi», un decreto che va a integrare l’ampliamento delle punizioni per tutti coloro che compiono atti di violenza negli stadi, ma di fatto solo 4 articoli su 11 parlano di questo. Poi abbiamo degli articoli che parlano del Patto di stabilità per alcune realtà del Mezzogiorno, in particolare per la Sicilia, abbiamo iniziative legate alla polizia, abbiamo articoli che parlano appunto dell’immigrazione e di quelle politiche di protezione internazionale per quanto riguarda i migranti. Quindi non c’è un nesso fra un articolo e l’altro e pertanto la decretazione d’urgenza noi non la consideriamo valida.
Tra l’altro la chicca è che lo stesso Governo nella stesura del testo ci riferisce che non c’è urgenza, perché se all’articolo 1, comma 2, ci dice che le disposizioni di cui al comma 1 – che sono appunto le parti forti della parte legata al tema degli stadi – avranno efficacia dalla data di entrata vigore della legge di conversione, può anche essere che questo decreto decada e pertanto non ci sia una legge di conversione, quindi non riusciamo a capire quale tipo di urgenza ci sia in una normativa che voi andate a modificare.
Entrando un po’ nel dettaglio, questo provvedimento vorrebbe – uso il condizionale proprio perché i risultati non saranno quelli – inasprire le norme poste a contrasto di fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive. In realtà, come tra l’altro basta verificare attraverso la lettura semplice dell’articolo 1 per la parte afferente al sistema sanzionatorio, come ho già detto entrerà in vigore successivamente all’approvazione di questa legge di conversione, che potrebbe anche non avvenire, e non per niente, molto probabilmente, oggi voi porrete la fiducia in prima lettura su questo testo.
Questo è un dato politico importante, negativo, ma comunque sempre importante.
Già proporre un decreto-legge che avrebbe valore di disegno di legge è un qualcosa di irricevibile, ma ormai questo Parlamento ci ha fatto la pelle a dover subire le iniziative governative, le iniziative legislative governative, ma che un decreto-legge, quindi un’espressione legislativa che costituzionalmente è in capo al Parlamento venga effettuata dal Governo in via eccezionale – questa non è una situazione di eccezionalità, ma sorvoliamo su questo punto e andiamo avanti con la trattazione del decreto-legge – oltre a questa, diciamo, infrazione costituzionale voi molto probabilmente porrete la fiducia in prima lettura sul vostro testo, sul testo che è stato fatto dal Governo attraverso un uso personalizzato della Costruzione. Questo è il fatto grave. Finché una maggioranza pone una questione di fiducia sulla conversione in legge di un decreto in seconda lettura, al vaglio quindi successivo alla verifica parlamentare di almeno uno dei due rami del Parlamento, diciamo che purtroppo è diventata prassi, ma che questo avvenga addirittura su un testo previa la verifica della consistenza parlamentare di una Camera, questo comporta un grave precedente di affronto istituzionale tra Governo e Parlamento. Io inviterò tutti i gruppi a far presente questo alla Presidenza della Camera e forse – posso personalmente pensare – anche alla Presidenza della Repubblica. È inaccettabile che un Governo ponga in prima lettura la questione di fiducia su un testo, perché questo significa esautorare completamente il ruolo costituzionale e legislativo di un ramo del Parlamento, anche perché ovviamente, se sarà votata la questione di fiducia qui, al Senato non si cambierà il testo attraverso delle modifiche di lavoro di Commissione o di lavoro d’Aula: sul testo che uscirà dalla Camera sarà ovviamente posta la questione di fiducia anche al Senato.
Ricordo quindi altre norme contenute in questo decreto-legge. Con il provvedimento sul Daspo, rinforzato o comunque più esteso, si vuol far credere di poter arginare la violenza in occasione delle manifestazioni sportive. La sicurezza però la si aumenta se le norme oggi previste dalla legge 13 dicembre 1989 n. 401, che reca «norme in materia di repressione e contrasto ai fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive» vengono ad essere estese a tutte le manifestazioni pubbliche e in luogo pubblico; peraltro, i miei colleghi della Lega Nord hanno prodotto emendamenti in tal senso in Commissione e questo allo scopo di aiutare il più possibile, attraverso l’istituto dell’arresto in flagranza differita, le forze dell’ordine, che si prodigano a reprimere e a contrastare la violenza, ma, com’è risaputo, senza mezzi, o con scarsi mezzi, con le autovetture senza benzina, a causa di tutta quella politica esecrabile che questo Governo e gli ultimi due precedenti hanno attuato.
Anche questo provvedimento cerca di trovare un paravento a questa situazione di dimenticanza delle forze dell’ordine da parte di questa maggioranza. All’articolo 6, mi pare – poi il numero lo andremo a verificare nel prosieguo – si parla di un aumento delle dotazioni economiche per le forze di polizia: la cifra però è irrisoria rispetto alle somme che vengono stanziate in questo provvedimento per l’immigrazione che noi consideriamo clandestina: 8 milioni contro i 113 dati per l’immigrazione. È una vergogna che vengano dati solamente 8 milioni alle forze di polizia, quando vengono spesi 113 milioni nuovi che si sommano al miliardo e 200 milioni per «Mare nostrum» per affrontare in maniera talvolta criminale il fenomeno delle migrazioni.
Basta pensare anche ad altre norme attraverso la conversione del decreto-legge n. 92 del 2014, che ha modificato l’articolo 275 del codice di procedura penale.
E qui mi sto riferendo al fatto che tutte le iniziative di questo Governo vanno a implementare la possibilità di delinquere, la possibilità di potere porre violenza sui più deboli rispetto, invece, alla tutela nei confronti dei cittadini più deboli. Infatti, la modifica di cui stavo parlando stabilisce che, qualora il giudice procedente ritenga che la pena detentiva irrogata possa essere contenuta in un massimo di tre anni, non possono essere disposte le misure della custodia cautelare o degli arresti domiciliari e ciò, in coerenza con le disposizioni contenute nell’articolo 656 del codice di procedura penale in materia di sospensione dell’esecuzione della pena, norma modificata, appunto, dal Governo Letta e da questa maggioranza.
Insomma, la linea politica di questa maggioranza è consentire l’inapplicabilità della custodia cautelare o degli arresti domiciliari, lasciando, quindi, i rapinatori a piede libero, lasciando, appunto, tutta una serie di rei a piede libero e questo produce, ovviamente, una illegalità diffusa, produce un senso di insicurezza, produce, quindi, la mancanza di un sentimento di Stato di diritto.
La parte che riguarda gli articoli 5, 6 e 7 è quella molto delicata che riguarda il tema delle protezioni internazionali per l’accoglienza dei richiedenti asilo. È di tutta evidenza l’inopportunità di inserire tali materie in un decreto-legge così eterogeneo, come poc’anzi detto, e di investire somme consistenti (ricordo: 113 milioni) quando sarà un’altra sede, un’altra sede politico-istituzionale, che dovrà ridisegnare per intero il sistema di accoglienza per i richiedenti asilo in seguito, appunto, al recepimento delle nuove direttive comunitarie. Non considero, poi, molte altre disposizioni, come il colloquio innanzi ad un solo componente della commissione che, di fatto, recepisce ciò che già avviene.
Di maggiore rilievo, invece, sono quelle disposizioni che comportano oneri e impegni finanziari. È evidente che la norma in parola aumenta il numero delle commissioni da dieci a venti e le sezioni da dieci a trenta. Il motivo potrebbe essere l’afflusso massiccio di extracomunitari causato dall’operazione Mare Nostrum, della cui legittimità la stessa Unione europea è molto scettica. Su questa operazione noi siamo totalmente scettici e, fortunatamente, se l’Unione europea, che ha sempre una movenza felpata legata alle iniziative, appunto, degli Stati membri, pone delle questioni, in maniera scettica, significa che è completamente contraria.
È risaputo, di fatto, che l’Unione europea ha già comunicato, anche per vie informali, che non potrà mai mettere in campo un’operazione Mare Nostrum a livello europeo, non solo perché non può sostenerla finanziariamente, ma perché, per l’Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne, è l’impostazione stessa dell’operazione italiana che è sbagliata. Quindi, sostanzialmente va a confermare quello che noi da sempre abbiamo evidenziato.
Difatti, ci scrivono che la presenza dei mezzi navali di Mare Nostrum vicino alla costa libica può solo incoraggiare i migranti i cui Paesi non hanno accordi di riammissione con l’Italia. Di fatto, noi andiamo a sollecitare molti migranti a venire nel nostro Paese pur non avendo noi, appunto, degli accordi di riammissione con quei Paesi. Sostanzialmente, tutti coloro che vengono qui e non hanno i requisiti per essere considerati rifugiati e, dunque, non hanno il diritto di asilo, noi non potremo rimpatriarli, perché non abbiamo, appunto, degli accordi con quei Paesi.
Inoltre, ci scrivono che, se le navi restano, se restano nelle vicinanze delle coste, è prevedibile un costante ed elevato numero di arrivi, anche durante il periodo invernale, cioè quando i migranti normalmente non rischiano le traversate in acque agitate. Difatti, secondo gli esperti dell’Unione europea, Mare Nostrum va chiusa e sostituita immediatamente con una missione a basso impatto, una missione che contenga, appunto, i flussi migratori all’interno delle coste libiche e non all’interno delle coste meridionali del Paese.
Inoltre, vi è l’annuncio dell’imminente fine dell’operazione. Tra l’altro, abbiamo visto il Ministro nella diretta televisiva.
Molto probabilmente è più importante per il Ministro apparire in diretta televisiva su un argomento che può anche avere una sua importanza, ma a noi non ce ne frega niente delle situazioni di Napoli (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie); non ce ne può importare niente. Io penso che quello sia un problema squisitamente locale, che però è stato affrontato di petto dal Ministro, direttamente, con una presenza al question time e successivamente, benché il gruppo della Lega Nord abbia, in maniera sostenuta, evidenziato l’assenza del Ministro dell’interno con riferimento a questo provvedimento, di cui lui in televisione si propone come grande ispiratore e ne vuole detenere la paternità, non è in Aula né a difenderlo né appunto a spiegarlo. Non capiamo come mai. Molto probabilmente non sarà convinto nemmeno lui di ciò che è scritto nel testo e, pertanto, noi ci rivolgiamo a lei, sottosegretario, e la ringraziamo della sua presenza, ma è chiaro che, quando si parla di politiche di immigrazione, quando si parla di soldi non spesi per le forze dell’ordine, ma per garantire asilo a persone che, poi, vedremo nei numeri quanti di quelli che approdano sulle nostre coste hanno i requisiti per ottenere appunto il diritto d’asilo, sarebbe molto più logico che il Governo fosse rappresentato dalla sua massima espressione, ossia il Ministro dell’interno, molto probabilmente il «Ministro dell’esterno», perché vive molto più all’esterno di quest’Aula che all’interno di questa sede parlamentare.
L’Unione europea ci dice che Mare Nostrum va chiusa e sostituita con una missione a basso impatto. Inoltre, in merito all’imminente fine dell’operazione, il Ministro ci dice sempre che finisce questa operazione, ma, in un decreto, stanzia 130 milioni di fatto per proseguire questa operazione, quindi c’è un controsenso legislativo rispetto a enunciazioni mediatiche di questo Governo. Diciamo che noi ci siamo abituati; gli italiani si sono abituati e speriamo che riescano anche a tradurre elettoralmente questa abitudine del Governo di fare annunci televisivi, annunci mediatici attraverso le slide nelle conferenze stampa a Palazzo Chigi, che non si traducono mai in atti legislativi, perché tutto quello che viene enunciato a 500 metri da questo palazzo, cioè Palazzo Chigi, non si traduce mai in decreti, non si traduce mai in leggi e tutto ciò che viene scritto, di fatto, viene innanzitutto vagliato dalla Presidenza della Repubblica, su suggerimento dei Commissari europei competenti per materia, e, successivamente, viene quindi modificato e dato in lettura al Parlamento. Ovviamente, dico in lettura e non in modifica legislativa, perché poi si apporrà la consueta fiducia sul decreto-legge in prima lettura. Quindi, più che Parlamento potremmo diventare aula di lettura. Ecco, questo potrebbe essere interessante proporre ai senatori, ma la modifica costituzionale è già passata al Senato; appena sarà trasmessa alla I Commissione alla Camera, sarà mia premura chiedere la modifica del testo della Costituzione e scrivere appunto «aula di lettura» e non più «aula parlamentare». Diciamo che questo ovviamente è uno sfogo ed è uno sfogo irrituale ma di cui si capisce bene la finalità. Se esaminiamo i numeri, ovviamente il tam tam televisivo ci porta a considerare che questi migranti siano tutte persone in difficoltà, persone che escono da una situazione di crisi, da una situazione di guerra, da situazioni in cui loro stessi hanno delle persecuzioni. Noi non mettiamo in dubbio nulla; noi siamo delle persone che vivono, soprattutto, pensando alla buona fede dei terzi. Il problema è rappresentato poi dai dati reali che confortano i malpensanti, confortano tutti coloro che immaginano che, all’interno dell’operazione Mare Nostrum, all’interno di tutta questa che noi consideriamo un’invasione, non ci sia spazio squisitamente per tutte le persone che hanno diritto di poter essere considerati rifugiati.
Ma ci sono persone che verranno qui in cerca di una fortuna che non possiamo dare, che, molto probabilmente, arricchiranno le sacche di delinquenza, della malavita, più o meno organizzata, di tutti quegli aspetti, di quegli estremi della società, che nulla hanno a che vedere con la legalità e con la sicurezza. Infatti, su 130 mila arrivi – sono 125.876 gli arrivi via mare da inizio anno – le richieste di protezione sono state solo 38 mila: 38 mila su 125 mila arrivi.
Quindi, vi è già una differenza di 90 mila unità, che non hanno fatto richiesta. Quindi, per iniziare a capire: sono ancora in Italia ? Sappiamo chi sono ? Sappiamo in che situazione sanitaria sono ? Dove sono ? Cosa vogliono ? Cosa intendono fare ? Sono ancora sul territorio ? Sono scappati ? Sono per strada ? Sono sotto un ponte ? Stanno delinquendo ? Questo non lo si sa !
E di questi 38 mila che hanno fatto la richiesta, quanti sono che hanno lo stato di rifugiato o di protezione internazionale ? Sono 17.489 coloro che hanno trovato la protezione internazionale fra il 1990 e il 2013, ovverosia solo il 10 per cento di richieste sono state riconosciute fondate e hanno ottenuto lo stato di rifugiato, e solo 26.734 hanno ottenuto la protezione sussidiaria.
Tutti gli altri, invece, non erano, dunque, profughi. Quindi, trova conferma la nostra teoria che, all’interno di questa immigrazione gestita dal Governo italiano, si nasconda, invece, un’immigrazione clandestina; un’immigrazione clandestina che, purtroppo, non vede più un reato a suo carico, perché questo Governo, anche con i voti di molti gruppi anche della minoranza, tranne la Lega Nord, lo ha cancellato in questa legislatura.
Poi vi è tutto il caso della protezione umanitaria. Le protezioni internazionali sono quella di asilo, e quindi la concessione dello stato di rifugiato, e la protezione sussidiaria, che hanno definizioni ben precise. Il rifugiato è colui che, nel timore fondato di essere perseguitato per la sua razza, per la sua religione, per la cittadinanza, per la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dallo Stato di cui possiede la cittadinanza e non può, o, per tale timore, non vuole, domandare la protezione di detto Stato. Questo è l’articolo 1 della Convenzione di Ginevra, al quale noi ci inchiniamo, perché chi è in questo stato di rifugiato, ovviamente, non può che ottenere protezione.
Quindi, gli elementi essenziali sono il fondato timore di essere perseguitato, i motivi della persecuzione, che devono essere, ovviamente, provati dal soggetto, e il cittadino deve essere in un altro Stato. La protezione sussidiaria, che è, ovviamente, il secondo pilastro di ciò che le protezioni internazionali indicano, si ha in presenza di un cittadino di un Paese terzo o apolide che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato, ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se dovesse ritornare nel suo Paese di origine, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno.
D’altronde, questo è sancito dal decreto legislativo n. 251 del 2007, all’articolo 2, lettera g), e pertanto anche su questo non poniamo dei rilievi di alcun tipo. Il problema può nascere, invece, da un terzo pilastro, un pilastro tutto italiano, voluto dal Governo Prodi nel 1998, che è la cosiddetta protezione umanitaria, che non ha nessuno Stato, se non l’Italia.
Quindi, un fattore aggiuntivo rispetto agli altri, che pone, ovviamente, i cittadini italiani in una situazione onerosa, perché ci sono ulteriori costi per favorire un’immigrazione che noi consideriamo clandestina, se non rientra nei predetti casi di protezione. La protezione umanitaria, di fatto, viene data a tutti coloro che, per seri motivi, in particolare di carattere umanitario o che risultano da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano, hanno necessità di una tutela umanitaria, per seri motivi.
Ed è qui il problema, il problema è che non essendo elencati quali siano i seri motivi, essendo molto vaghi, è chiaro che se c’è un sentimento politico permeato da politiche del Governo, da realtà legislative, da considerazioni politiche, da iniziative istituzionali, tese all’accoglienza sfrenata, le commissioni di valutazione fanno rientrare di tutto all’interno del cappello dei seri motivi, cosicché aumentano in maniera esponenziale le presenze di cittadini stranieri che vengono ad essere tutelati attraverso i canoni della protezione umanitaria. Però la protezione umanitaria prevede una casa, prevede il pocket money e delle spese di sussistenza che neanche i cittadini italiani hanno a loro favore. Molti sono i comuni, le realtà locali, i servizi sociali locali, che non riescono più a garantire i beni di primaria sussistenza per i cittadini italiani, che si trovano in situazioni, talvolta, involontarie, di povertà in situazioni economiche precarie, non certo perché sono dei delinquenti, non certo perché siano incapaci, inabili al lavoro, ma proprio perché, molto probabilmente, nei territori in cui vivono le politiche economiche scellerate di questi Governi hanno prodotto desertificazione imprenditoriale, desertificazione produttiva che produce disoccupazione. A questi non diamo la cassa integrazione, non diamo l’assistenza dei beni di primaria importanza, non diamo la casa, eppure agli stranieri concediamo gli hotel a 3 stelle, concediamo il pacchetto di sigarette, le tessere telefoniche, concediamo di tutto e li facciamo entrare, attraverso una protezione umanitaria, concedendogli così una sorta di diritto di cittadinanza. Tra l’altro, è particolare anche il nuovo metodo e modo di andare a definire queste invasioni, queste immigrazioni che noi consideriamo, fino a prova contraria, quindi finché le commissioni non certificano lo stato di rifugiato, immigrazioni clandestine. Addirittura il Ministero dell’interno (ho una circolare qui spedita a tutti i Prefetti degli uffici territoriali del Governo) non la chiama più neanche con il suo nome, la chiama: afflusso di cittadini stranieri. Addirittura scrive che sono migranti. Sono migranti, ma clandestini fino a prova contraria. Quindi, invito il Governo ad utilizzare le parole consone alla situazione di cui stiamo parlando.
Tenete presente che sono stati soccorsi – si dice – oltre 133.000 migranti dal 1o gennaio al 15 settembre di quest’anno – 133.000 migranti ! –, solo ventimila dal 1o settembre alla data della lettera, il 20 di settembre. Questo significa che le politiche di respingimento del Governo di cui faceva parte il Ministro Maroni non vengono più attuate, anzi andiamo a prenderli. Le politiche di aiuto a casa loro non vengono più attuate. Questo miliardo e 200 milioni che voi spendete per Mare nostrum, perché utilizzate tutti i mezzi militari per affrontarne le politiche di sicurezza, lo dovremmo spendere là, affinché queste persone abbiano la possibilità di vivere felici a casa loro, di poter avere una vita moderna, di poter non essere perseguitati, di avere delle politiche di sviluppo, di lavoro, delle politiche di aumento del sistema sanitario, un aumento della qualità della vita là, perché noi non abbiamo la possibilità di potere incamerare all’interno della nostra società tutto il mondo.
Poi è chiaro che tutto quello che nella società occidentale si è creato non è stato regalato da nessuno, ma è una situazione che si è stratificata negli anni.

  PRESIDENTE. La invito a concludere.

  ROBERTO SIMONETTI. Noi abbiamo la nostra società, la società dei nostri nonni, dei nostri genitori, che è passata attraverso situazioni complicate, attraverso le situazioni del dopoguerra, attraverso la volontà di lavorare, la volontà di costruirsi un futuro, attraverso una partecipazione alla vita sociale con altruismo e con una visione del futuro.
A me non sembra, guardando i video di quelle zone, che ci sia la volontà di costruire nulla: ci sono tutte case diroccate, tutto quello che viene preso viene distrutto, non c’è una mentalità imprenditoriale. Loro devono imparare a vivere bene a casa loro.

  PRESIDENTE. Deve avviarsi alla conclusione.

  ROBERTO SIMONETTI. Io quindi concludo, dicendo… Presidente, ha scampanellato, perché ho ancora dieci minuti o perché…

  PRESIDENTE. Erano esattamente 29 minuti e 4 secondi che lei aveva consumato. Ha quindi ancora 56 secondi… diciamo 50… 49 secondi…

  ROBERTO SIMONETTI. Ancora 49 secondi. Ebbene, è chiaro che noi abbiamo una visione molto negativa di questo provvedimento. Vorremmo discutere e fare approvare le nostre proposte emendative, che sono in totale antitesi al testo. Noi vogliamo rimpinguare il fondo rimpatri ed espulsioni, che voi invece andate a deprimere, a favore invece dell’operazione di raccolta dei migranti. Noi vogliamo dare più soldi alle forze dell’ordine. Noi vogliamo mettere una data certa alla chiusura dell’operazione Mare Nostrum. Noi vogliamo che finisca, appunto, questo sistema della protezione umanitaria che, come ho detto, non è prevista dall’ordinamento internazionale. Noi vogliamo fare sì, appunto, che l’Italia non diventi una meta di delinquenti, una meta di disperati, una meta di violenti. Noi vogliamo che i soldi dell’Italia, ma soprattutto i soldi dei padani, rimangano, appunto, a difesa delle nostre prerogative, a difesa della nostra cultura, a difesa delle nostre imprese, a difesa dei nostri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

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