Dichiarazione voto finale Rendiconto 2013 del 07.08.14

Inserita giovedì, 7 agosto 2014 | da: roberto simonetti
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ROBERTO SIMONETTI. Presidente, stiamo, state per approvare il rendiconto e l’assestamento, che sono due provvedimenti che si basano sui numeri. Però, i numeri non sono asettici, i numeri hanno un’anima, che noi leggiamo in maniera diversa da quella che ha letto oggi il Governo, attraverso l’informativa, da quella che ha dato il relatore. Noi, tutta questa positività dai numeri, che sono appunto oggettivi, non la vediamo, perché se il saldo netto da finanziare passa da 21 miliardi del 2012, a meno 41 miliardi per l’anno in corso, significa che vi siete bruciati 60 miliardi di euro. Se il risparmio pubblico passa da 64 miliardi a 14 miliardi, vuol dire che vi siete bruciati, in due anni, 50 miliardi di risparmi. Può essere che l’avanzo primario aumenti rispetto alla previsioni, ma si dimezza rispetto a quello dell’anno scorso, da 102 miliardi passa a 57 miliardi, quindi, altri 50 miliardi che vi siete bruciati con le vostre politiche squisitamente di annunci, di slide, di pesciolini rossi, ma non concrete e non veritiere.
Il ricorso al mercato passa da 187 miliardi a 269 miliardi, per la   fine di quest’anno, attraverso le previsioni dell’assestamento. Tra l’altro, voi, in questo provvedimento di assestamento, date la possibilità allo Stato di ampliare l’emissione di titoli di Stato, appunto, per ulteriori 40 miliardi, che vuol dire, di fatto, aumentare il debito pubblico di ulteriori 40 miliardi. Un debito pubblico, che è sì il nostro problema, che arriva a superare il 130 per cento del rapporto debito-PIL e su cui, però, nulla fa questo Stato, questa maggioranza, questo Governo per riuscire, appunto, ad abbassarne le percentuali. Perché non riuscite a farlo? Perché di fatto voi aumentate la spesa corrente, ma aumentate quella spesa corrente che è quella improduttiva, quella assistenzialistica, quella spesa che non può essere considerata, appunto, volano dell’economia. L’unica spesa che potrebbe essere volano per l’economia è quella in conto capitale, che però voi riducete, riducete del 13 per cento, togliendo 6 miliardi di spesa in conto capitale che sarebbe stata utilizzata per pagare lavori, per pagare degli stipendi, per pagare delle opere pubbliche e questo impoverisce il patrimonio dello Stato, questo impoverisce tutto ciò che è infrastruttura, creando ovviamente nel tempo anche dei danni alla società.
Un PIL – è notizia di oggi – che è in recessione. Dei dati,   quindi, questi che non sono da leggere in senso positivo, come ha fatto il relatore Misiani, che stimo, ma che cerca di nascondere sotto questo tappeto questa enorme montagna di polvere, che fa sì che questo tappeto oramai non tocchi neanche più per terra. Questi sono i dati che dà l’ISTAT, sono i numeri che noi leggiamo in senso negativo rispetto alla vostra positività.
Tra l’altro, le vostre politiche portano minori entrate, ma non   tanto perché avete abbassato le aliquote, anzi avete fatto in modo che, attraverso i tagli agli enti locali, gli enti locali debbano aumentare tutte le tariffe indirette, attraverso l’aumento dell’IMU, l’aumento della TASI, l’aumento della TARI e con l’apposizione di tutti quei balzelli locali che servono squisitamente per riuscire a coprire servizi essenziali che voi non riuscite più a fare garantire ai sindaci attraverso tagli indiscriminati.
Quindi, minori entrate perché è diminuita la base imponibile. Sono   diminuiti tutti gli scambi, sono diminuiti i commerci, è diminuito il mercato. Quindi, ecco che voi certificate, attraverso l’assestamento, una minore entrata di IRES, una minore entrata di IVA, che certifica questo dato, la recessione. È inutile che vi nascondiate dietro ai paraventi delle parole, perché i numeri certificano l’esatto contrario. Non ci sono più investimenti nei comuni. Oltre ai minori trasferimenti voi impedite a chi ha delle provviste proprie, perché ha fatto sì effettivamente, a livello locale, una seria spending review e un’oculata gestione della spesa, che questi sindaci possano utilizzare le loro risorse perché il Patto di stabilità, che voi non volete andare a contrattare in Europa, impedisce loro di potere fare degli investimenti.
Una  spending review quella che voi usate per coprire di tutto, per coprire l’inverosimile, salvo poi entrare in una logica ridicola, che è quella che oggi ci ha evidenziato il presidente della Commissione bilancio, onorevole Boccia, che va in controtendenza rispetto al vero spirito della spending review, che è quello di cancellare le spese per produrre minori costi, non per produrre altre maggiori spese.
È uno Stato, questo, davvero un po’ particolare: chi tocca la  spending review muore. Ci ha provato il Ministro Giarda, e non lo vediamo più in questo Parlamento; ci ha provato il commissario Bondi e anche lui ha dovuto gettare la spugna; ci ha provato Cottarelli, non abbiamo capito se ha gettato la spugna, se non l’ha gettata, comunque fatto sta che le sue coperture, le coperture derivanti dalla sua spending review non si possono ancora utilizzare: l’esempio è la «quota 96», di cui abbiamo già dibattuto ampiamente in quest’Aula.
I tagli agli enti locali sono le uniche certezze che questa   maggioranza produce. Partendo da tre anni a questa parte, dal «salva Italia» di Monti, dalla spending review , dal decreto n.4,  dal decreto n.99, dal decreto n. 90. Tutte, tutte certezze che hannoimpedito ai territori di esprimersi, che hanno impedito ai territori di creare economia. Mentre sul territorio siamo alla fame, come enti locali, addirittura chiudete le province, ci sono province in dissesto, ci sono province che non riescono a fare tutte le manutenzioni e saranno tutti problemi che verranno gestiti dai comuni, in quanto voi, dall’altro ramo del Parlamento avete cancellato la parola province dalla Costituzione, ed avete, con la Delrio, eliminato quest’istituzione, che era di una rappresentanza identitaria dei territori, qui a Roma continuate a coprire tutti i vostri provvedimenti con fondi che non hanno adeguate relazioni tecniche, attraverso il ricorso a riduzioni lineari delle dotazioni di bilancio che rendono insostenibili le stesse clausole di invarianza di provvedimenti precedenti. Continuate a utilizzare dotazioni in conto capitale per coprire oneri correnti. Lo Stato impiega coperture derivanti dall’utilizzo di risorse provenienti da impulsi all’economia senza una dimostrazione adeguata delle reali entrate derivanti dalle stesse. Sostanzialmente, riuscite a vendere la pelle dell’orso senza averlo ancora catturato.
È questo, quindi, un rendiconto e un assestamento che certifica   ciò che Lega Nord dice da sempre: la colpa di questo stato di crisi del Paese è sostanzialmente il centralismo romano, che non vuole cambiare, che vuol far sopportare il peso della crisi sostanzialmente agli enti locali, ai cittadini, attraverso un aumento indiretto delle imposte, mentre l’ingorda macchina burocratica non smette di consumare ricchezza, a scapito della produttività, dell’impresa, degli investimenti.
Si è cercato di fare una riorganizzazione del pubblico impiego, ma   piuttosto che licenziare, sono state adeguate le piante organiche al numero dei dipendenti in essere, quindi si è pensato di fare una riduzione togliendo solo i numeri delle piante organiche, ma non togliendo la spesa in capo ai Ministeri.
La soluzione c’è, la soluzione noi l’avevamo data,   sono vent’anni che la Lega dà la soluzione, che è il federalismo, il federalismo fiscale, che voi avete nascosto, che avete umiliato, che avete cancellato attraverso tutti i vostri provvedimenti. Invece di ridare dignità economica, dignità istituzionale, maggiore autonomia ai territori, che sono quelli che riuscirebbero a garantire lo sviluppo e l’investimento che genererebbe economia, che genererebbe PIL, che genererebbe posti di lavoro, voi centralizzate tutto, umiliate i territori, umiliate le regioni, invertite le competenze esclusive – dalle regioni le riportate allo Stato – umiliate i cittadini.
Ecco, quindi, che tutte queste vostre politiche, tutte queste   vostre iniziative legislative ci fanno diventare fanalino di coda dell’Europa, e il dato del PIL di oggi ne certifica appunto questa sintesi. Non avete voluto perseguire la strada delle autonomie locali, quindi ci ritroviamo in una situazione ingolfata, un Paese che è fermo su se stesso, che è imballato sulle alchimie finanziarie ed economiche che portano esclusivamente povertà, recessione e disoccupazione. E questi numeri certificano che la responsabilità è squisitamente vostra, perché i trimestri in cui il PIL cala sono i vostri trimestri, non sono i nostri. Ovviamente, sarà un voto convintamente contrario ai due provvedimenti (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie – Congratulazioni).

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